Perdersi per ritrovarsi

Basta che il tuo pensiero vaghi a briglia sciolta per qualche minuto, che cavalchi chissà quale suggestione di castelli in aria. La tua testa non è più con te, ma si libra leggera tra le nuvole.

Bella sensazione. Peccato che quando ritorni a terra non hai la più pallida idea di dove sei. Hai camminato per almeno mezz’ora senza vedere alcun segno sul sentiero. Hai perso la strada, maledetta distrazione!

Prima o poi capita a tutti. E allora? Che si fa?

Ecco i nostri consigli per ritrovarsi, dopo che ci si è persi.

  • Poggia lo zaino e siediti.

  • Fai due o tre respiri profondi.

  • Bevi (acqua).

  • Mangia qualcosa di buono o di dolce.

Quando il cuore sarà ritornato a un battito normale e il sangue a irrorare il cervello, raduna tutte le tue risorse, che sono:

  • La carta topografica in scala 1:25.000, che tenevi ben chiusa e riposta nello zaino (paura di sciuparla?).

  • Non indispensabile: una semplice bussola da orienteering (20 € circa).

La prima cosa che devi fare èguardare la carta, e cercare di capire più o meno dove ti trovi (o credi di trovarti). La bussola potrebbe essere molto utile per orientare la carta correttamente. Salvo indicazioni, tutte le carte serie sono orientate con il lato in alto a nord. Devi appoggiare la carta a terra, piazzarci sopra la bussola, e far coincidere la freccina rossa con la scritta NORD, quindi girare la carta in modo che la freccina rossa punti verso il lato in alto. Vedi qualche elemento del paesaggio che potrebbe corrispondere a qualcosa che sta sulla carta? I manufatti più visibili sono senza dubbio i campanili delle chiese, che sulle carte sono in genere rappresentate con una croce. Altro elemento del paesaggio utile all’orientamento sono i fiumi, le strade, i ponti e le linee elettriche, sempre presenti in una buona carta.

Ma se sei in un bosco fitto e non si vede altro che alberi, non devi disperare.

La seconda cosa da fare, dopo avere verificato che la carta non ti è di grande aiuto, visto che non hai grande esperienza nella sua lettura, è ritornare sui tuoi passi, facendo mente locale sul percorso che hai fatto quando avevi la testa nelle nuvole. Lo scopo è di tornare all’ultimo segnavia noto. Perché è abbastanza probabile che, per distrazione, a un bivio il segno sia sfuggito, o perché poco visibile, o perché la mente vagava negli spazi siderali.

In genere, così facendo, e se si è su un itinerario segnato, come la Via Francigena o i principali cammini italiani, in breve ci si trova in un punto in cui ci si ricorda di essere passati, si ritrova il segnavia o si arriva in un luogo che è più facile individuare sulla carta (bivio su strada asfaltata, borgata o casale di cui si può chiedere il nome).

Perdersi, in realtà, non è mai un dramma in territori collinari o di pianura, in Italia, dove la presenza umana è capillare. Anzi, perdere la strada per qualche mezz’ora è sempre un momento di crescita, di maggiore consapevolezza, un momento in cui ci mettiamo alla prova e impariamo a muoverci in autonomia. A volte si scoprono cose interessanti (luogo di ristoro, sorgente, punto panoramico), che mai avremmo visto se non ci fossimo persi.

Non esiste grande viaggiatore al mondo che non si sia mai perso. È un’esperienza che fa parte delle emozioni forti e belle del viaggio.

Oltre alla carta e alla bussola, noi ti consigliamo anche di scaricare la nostra app SloWays gratuita, se viaggi sulla Via Francigena. Con il tuo smartphone o tablet, saprai sempre dove sei. Ma, attenzione, le batterie possono scaricarsi velocemente...

Camilla Torelli


Se anche tu vuoi metterti alla prova, scegli uno dei nostri viaggi in libertà sulla Via Francigena. Noi ti consigliamo il tratto tra Siena e Viterbo, dove i grandi spazi solitari della val d’Orcia e dalla valle del Paglia ti daranno la sensazione di essere in luoghi semideserti, lontani dal consorzio umano. Ti avvertiamo, però: se vuoi provare l’ebrezza del perdere la strada, devi davvero impegnarti, perché il percorso è ottimamente indicato e semplice da seguire.

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