Chiudersi la porta alle spalle

Chi è uscito dalla porta ha già fatto la parte più difficile del viaggio’. E’ un proverbio olandese che parla del primo immediato gesto di un cammino. Staccarsi dalle consuetudini e dal ritmo automatico dei giorni per aprirsi un orizzonte diverso, dove tutto è scelta, consapevolezza e apertura all’ignoto.

Lo stupore è uno dei motori più potenti del viaggio, e della partenza in particolare. Appoggiare gli occhi su un oggetto con una storia, soffermarsi su una frase sentita sul treno o trovata in un libro, immergersi in una fotografia, sentire un profumo di una spezia esotica, sono momenti che ci proiettano in un altrove ipotetico, pieno di possibilità. Di altre vite potenziali, altre logiche, relazioni, sensi. Vogliamo andare a vedere. Ogni partenza ha a che fare con lo stupore, ma è necessario essere ancora capaci, come i bambini, di avere gli occhi puliti, le orecchie bene aperte, il naso libero. E’ anche questione di allenamento, di ostinata pratica, di educazione alla bellezza e alla semplicità, come ci ricordava Tiziano Terzani nel suo libro ‘La fine è il mio inizio’:

“Mi piacerebbe vedere che i miei nipoti vivono in un mondo di cui si sorprendono, in cui c'è dovunque qualcosa di meraviglioso da osservare. Ho visto ieri sera la prima lucciola e sono stato lì, a guardarla. Nel buio della notte la vedevo fare ti-ti-ti...Una gioia ti piglia! (….) Mi ricordo di quante storie i miei mi raccontavano sulle lucciole quando ero piccolo. Dicevano che se ne acchiappavi una e la mettevi sotto il bicchiere, la mattina dopo ci trovavi una monetina. Loro ce la mettevano, la monetina, e il mio mondo si arricchiva. Allora, perché ai miei nipoti non far vedere le lucciole perché si stupiscano della meraviglia del mondo? (…)Nell'Himalaya c'erano dei bruchi luminosi. Sai, quei bruchi che nella notte fanno una luce verde come quella di un lampione. Sono incredibili. Non sarebbe bello a un bambino raccontargli delle favole su questo bruco? Il mondo gli si anima, no? La natura gli si anima, la vita gli si arricchisce, vive in più dimensioni. Altro che la televisione e andiamo a mangiare la pizzettina! E' da lì che partono tutti i discorsi sulla violenza. Ogni giorno la violenza ce la facciamo noi. Basterebbe dire "Basta!" Pigli il bambino e lo porti la notte a vedere le lucciole. Punto e basta. (…) Siamo sempre di corsa, sempre di corsa, non ci fermiamo. Chi si prende più degli spazi vuoti, del tempo per il silenzio? La sera al bambino gli danno da mangiare, lo mettono un po’ davanti alla televisione e poi a letto, perché questi vogliono vedere un film, quelli vogliono andare dagli amici. Sarebbe così semplice dire " Fermi tutti. Stasera si va a vedere le lucciole!"
Non è così complicato, non è una congiura, siamo noi a metterci nei guai. Capisco la congiura del consumismo, che è una macchina che ti fagocita, ma qui non c'è nessuna congiura. Sei tu, che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole.”

Una volta pieni di stupore, varcata la soglia delle nostre molte porte mentali, basta indossare le scarpe giuste: il viaggio si spalanca in ogni direzione.