Il giro del mondo senza aerei

Claudio Pelizzeni ha trentadue anni, e solo pochi anni fa era il vicedirettore della filiale di una banca. Fino a quando si è reso conto che quelle due o tre settimane di tempo per viaggiare che il suo lavoro gli concedeva non erano più sufficienti, e, ispirato da “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani, ha deciso di partire in cerca della lentezza, di tutto quello che c’è in mezzo tra il punto di partenza e quello di arrivo. Ripromettendosi di compiere il giro del mondo senza prendere neanche un aereo. 

Il percorso.
“Sono partito perché volevo riappropriarmi delle distanze, attraversare i confini, le frontiere, osservare le culture e le popolazioni cambiare, entrare in contatto profondo con realtà locali e dimenticate. Puntando verso Est, verso il sorgere del sole”.

Nel maggio del 2014, zaino in spalla, ha raggiunto la Polonia e poi Mosca, dove è salito sull’anacronistica Transiberiana, direzione Pechino. Poi Cina, Nepal, India, Laos e Hong Kong. E ancora l’Australia e le Americhe, in forte contrasto con l’Asia appena lasciata. “E’ un passaggio forte, che destabilizza. Ma presto ho trovato un equilibrio, che è diventato parte del mio essere, anche ora che il viaggio è finito”. Infine, l’Africa.

Per spostarsi ha utilizzato i più disparati mezzi di trasporto, dagli autobus ai treni merci, l’automobile per tagliare in due gli Stati Uniti, la bicicletta e i suoi piedi in mancanza di alternative, fino a ritrovarsi a cavalcare un dromedario nel deserto del Sahara. Nemmeno gli oceani lo hanno potuto fermare: si è imbarcato su navi cargo mercatili, portando al limite la sua capacità di adattamento e flessibilità, perché spesse volte possono partire con anticipo o con ritardo.
E’ rientrato in Italia mille giorni dopo la sua partenza, dopo aver percorso tra quasi trecentomila chilometri. 

La “Trip Therapy”.
Claudio dall’età di nove anni è affetto da diabete di tipo 1, il quale però non gli ha impedito di vivere una vita normale, seppur con i dovuti accorgimenti.
“Non è un limite insuperabile, con il mio viaggio mi sono riproposto anche di evidenziare tutti i possibili miglioramenti in questa patologia dovuti ad una vita sana ed in movimento. Sapevo che mi sarei trovato ad affrontare i problemi più comuni come la gestione delle scorte di insulina e loro conservazione, il monitoraggio dei valori glicemici e lo scarso igiene in paesi sottosviluppati. Per cui, prima della partenza, ho deciso di realizzare un blog che raccontasse dal vivo quello che voleva dire mollare tutto e partire, con anche il diabete nello zaino”. 

Il giro del mondo è diventato un libro.
“La motivazione di base dietro la realizzazione di questo libro è stata la noia durante ventisei giorni di cargo dall’Australia al Canada. Ho iniziato a scrivere, ed inizialmente pensavo di realizzare un diario, che si è evoluto in un romanzo autobiografico in cui ogni lettore può ritrovarsi, perché il protagonista non ha nome, potrebbe essere chiunque. E, allo stesso modo, potrebbe capitare a tutti la possibilità di realizzare un sogno che renda la vita entusiasmante”. 

Ora Claudio è appena partito per il Nepal, dove per un paio di mesi farà volontariato in un orfanatrofio, e guiderà un trekking esperienziale attorno all’Annapurna con il gruppo Backpackers Accademy. “Non è un viaggio da tour operator, si basa sui contatti e le realtà vissute durante il mio giro attorno al mondo. Un piccolo assaggio di autenticità”.

Seguitelo su: http://www.triptherapy.net/

Martina Fabbri