A qualcuno piace green - Da turisti a viaggiatori

Dimentichiamo le capanne di fango, le docce con l’acqua fredda e i tragitti interminabili su un pulmino affollato: viaggiare in modo responsabile non significa soffrire. E non è neanche obbligatorio passare i tre mesi che precedono il viaggio a pianificarne ogni aspetto. Non è necessario rinunciare al comfort, alle giornate in spiaggia a prendere il sole, alla montagna invernale.

Ma allora che cos’è questo “turismo responsabile”? Iniziamo da qui: ricordando che quando viaggiamo siamo ospiti, e non i padroni di casa. Non è poi un limite tanto stretto.

Il turismo responsabile è una forma di turismo rispettoso dell’ambiente e delle culture dei luoghi scelti come meta. È nato in Europa, ma a poco a poco si sta diffondendo anche in altre aree del mondo. Negli USA è la California a fare da apripista.

Il turismo, una delle industrie più fiorenti del pianeta, ha una doppia faccia. Se da una parte può portare sviluppo economico e sociale e generare ricchezza, dall’altra può essere causa di degrado ambientale, di stravolgimenti degli equilibri sociali e di sfruttamento, senza alcun impatto positivo per l’economia dei luoghi.

Dal punto di vista del turista, il turismo sostenibile rifiuta un approccio invadente e “mordi e fuggi”; al contrario ha come obiettivo il contatto con la popolazione locale per conoscerne la cultura, le tradizioni, la società, in un’ottica di positivo scambio reciproco

Turisti ovunque!

L’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), definisce il turismo lo spostamento da un luogo a un altro per almeno una notte e per non più di un anno, con lo scopo di arricchire la propria conoscenza, di migliorare la propria salute o di divertirsi ed evadere dalla propria quotidianità. È uno dei concetti chiave della globalizzazione e delle sempre più numerose relazioni tra le aree geografiche della terra. Per gli addetti del settore non è altro che un flusso di persone e capitali verso una località in cui troveranno servizi e strutture dedicate all’attività che vogliono svolgere, e che li hanno spinti scegliere proprio quella destinazione invece di un’altra.

Oggi il turismo è un movimento di massa, ma solo in quei Paesi in cui è stata superata una certa soglia di ricchezza.

A spostarsi per turismo sono soprattutto gli abitanti del nord del mondo, e il divario è molto pronunciato: 7 olandesi su dieci vanno in vacanza, ma solo 1 indiano su 30 fa lo stesso. Il motivo principale è la differenza del tenore di vita, ma anche la cultura dei diversi popoli incide. Questo spiega perché olandesi e tedeschi viaggiano più degli italiani: nel nostro Paese una parte maggiore di popolazione preferisce trascorrere il tempo a casa invece di viaggiare.

La scelta che fa la differenza

Evasione, conoscenza e salute: possiamo riassumere così le ragioni che fanno di noi dei turisti. Al centro del sistema turismo c’è l’uomo: il turista. Per lui sono nate le strutture ricreative, i grandi alberghi, i villaggi, le attività per divertirlo e per farlo rilassare. Usufruendo dei servizi offerti, egli accetta almeno in parte di contribuire alla sopravvivenza di quel sistema. Dovrebbe quindi chiedersi quali sono le conseguenze di quel sistema, ad esempio sull’ambiente.

Il concetto di turismo sostenibile muove quindi a partire da quello di “sostenibilità”: un’azione è sostenibile quando non produce effetti negativi e non pregiudica la possibilità, in futuro, di compiere la stessa azione. Il turismo, di conseguenza, è solo uno dei moltissimi campi in cui si può applicare questo concetto.

Ecco che nel viaggio si ripresentano tutte le contraddizioni che la nuova libertà goduta dai cittadini dei Paesi occidentali porta con sé nell’età contemporanea. Una maggior possibilità di scelta e l’aumento delle opportunità di viaggiare implicano un aumento di responsabilità.

Il viaggiatore è uno degli attori principali del turismo sostenibile. Deve conciliare il bisogno del viaggiatore di evasione e di riposo, con la consapevolezza che le sue azioni avranno delle conseguenze sull’economia e la società locali. Non si chiede al turista di trasformarsi in un attivista per i diritti umani, ma di non rinunciare a un ruolo attivo nel processo turistico.

Il secondo protagonista di questo settore è chi crea l’offerta gestendo le strutture ricettive e ricreative. Il concetto di base è che le comunità locali hanno il diritto di essere le protagoniste del proprio sviluppo turistico, dal momento che il deterioramento all’ambiente in cui vivono porterà un grave danno alla loro qualità della vita, nel presente o nel futuro, ad esempio perché senza quelle bellezze naturali non potrebbe esistere l’attività turistica ad esse collegata.

Infine anche le istituzioni pubbliche hanno un ruolo importante: il loro compito è sostenere un’offerta locale e radicata sul territorio, capace di generare posti di lavoro e ricchezza anche in altri settori. 

Il bello e il brutto del turismo

Il turismo può essere un forte motore di sviluppo, ma solo se è strettamente collegato all’economia della regione. La riviera romagnola può essere un caso emblematico per l’Italia: i capitali, le imprese edili, il personale delle strutture ricettive, i servizi ricreativi, sono per la maggior parte locali. Vi è inoltre un forte flusso di prodotti agricoli dalla campagna verso la costa.

Se negli ultimi 40 anni il settore turistico è cresciuto a ritmi molto più elevati dell’economia mondiale, il turismo sostenibile, almeno in teoria, rappresenta un potenziale ancora maggiore di generare ricchezza e benessere. Per le comunità locali il turismo green rappresenta una grande opportunità di crescita per l’agricoltura e l’artigianato, di gestione e miglioramento dell’ambiente naturale, di recupero di luoghi destinati al completo abbandono, e di valorizzazione di tradizioni oggi sconosciute, che rischiano di scomparire per il disinteresse delle stesse comunità native.

Ma non è tutto oro quello che brilla: non sempre infatti il turismo è una risorsa per il territorio. Il caso opposto alla riviera romagnola è quello di zone in cui hotel o villaggi turistici siano separati dalla regione in cui si trovano: i capitali provengono dall’esterno, così come il personale impiegato e addirittura i rifornimenti giornalieri. Un’impresa turistica così strutturata sarà certamente un investimento redditizio, ma si limita a sfruttare il territorio per le sue caratteristiche, senza offrire nulla in cambio.

Le conseguenze negative più evidenti di una cattiva gestione del turismo sono quelle subite dall’ambiente naturale e dal paesaggio.

Il turismo può avere un impatto distruttivo anche sull’ambiente naturale e sul paesaggio se non ne vengono tutelati gli aspetti ecologici e le caratteristiche originarie. Non si tratta di preservare a tutti i costi qualcosa che per natura è mutabile, ma piuttosto di non modificarlo in maniera negativa. La storia ci insegna che la corretta gestione del paesaggio lo abbellisce e lo integra perfettamente con l’attività dell’uomo. Pensiamo ai terrazzamenti, oppure alle colline coltivate a vite. E pensiamo invece alla costruzione sregolata, ai balconi degli alberghi che coprono molte delle montagne dello sci, al sovraffollamento di alcune zone costiere, all’inquinamento delle acque litoranee e alla distruzione della flora e della fauna. 

Responsabile, sostenibile, o ecoturismo?

I tre termini vengono spesso usati come sinonimi e a poco a poco lo stanno diventando, soprattutto i primi due. Però attenzione, in origine non hanno lo stesso significato.

Turismo sostenibile si riferisce all’impatto ambientale delle nostre azioni: l’inquinamento e il degrado ambientale. Turismo responsabile riguarda invece l’impatto etico sulla popolazione locale e sul suo sviluppo economico e sociale. Ecoturismo si riferisce a una vacanza in natura.

Le tre sfumature possono portare a risultati molto diversi, soprattutto nel terzo caso. Chi offre una vacanza nella natura incontaminata di un parco naturale non necessariamente dà garanzie sull’impatto economico che il nostro soggiorno avrà sulla popolazione locale. Chi la acquista si aspetta di trascorrere del tempo ammirando paesaggi incantevoli, ma non è detto che sia incuriosito dalla cultura locale. Chi invece, negli stessi luoghi, viaggia in modo responsabile, cerca il contatto diretto con la popolazione locale; potrebbe non vedere gli stessi panorami mozzafiato, ma le discariche a cielo aperto a poche centinaia di metri. È tutta una questione di obiettivi e prospettive

Low-cost o high-cost?

I concetti di turismo sostenibile e responsabili sono del tutto indipendenti dal costo, e le politiche di prezzo sono abbastanza simili a quelle del turismo tradizionale. In alcuni casi il turismo sostenibile può portare a prezzi inferiori, grazie alla razionalizzazione dei costi della gestione di energia e acqua.

Attenzione però a non associarlo con il turismo low-cost! Sebbene queste due definizioni appartengano alla stessa generazione, non hanno necessariamente qualcosa in comune. Può viaggiare in modo responsabile sia chi infila lo zaino e cammina per l’Europa, sia chi si affida a tour operator o associazioni specializzate. Nel primo caso il concetto di “responsabile” e “sostenibile” devono essere ben insiti nel viaggiatore, che li ricorda e li mette in pratica ogni sua scelta. Nel secondo caso ci si affida a professionisti di cui si ha fiducia, ma non necessariamente il viaggio costerà di meno delle offerte del turismo di massa.

Mattia Bianco

Questo articolo è tratto dalla rivista Camminare, il bimestrale di tutti i camminatori. Visita il sito e abbonati!