Tappa 02 - Da Isola Farnese a Campagnano

Siamo fuori che è ancora buio. Il Parco di Veio ammantato dapprima di quinte di foschia a velare questo paesaggio troppo crudo. Poi esplode. E' luce sul lungo viale di pini che polveroso risale verso Nord.

Finalmente la rete di laterali ci porta a Formello. La fontanella, l'ombra, i giardinetti e i panini: una consuetudine ormai in questo mio quarto passaggio.

La valle del Sorbo, mentre il caldo sta montando. Ci fermiamo all'ombra. Beviamo e sudiamo. Guardo in alto un falco sta cercando una termica. Poi il fragore di un boeing in fase di decollo lacera il cielo. Roma, quando finisci? L'aereo passa, resta solo il  falco che ancora non ha trovato il vento e traccia brevi voli nervosi.

Passiamo tutto il giorno sulla Francigena. Incontriamo quattro pellegrini e, per la prima volta, i segnali. Buoni segnali.

Lo straordinario complesso del Santuario della Madonna del Sorbo perennemente in restauro. Mi domando se il tempo riesca a distruggere man mano i lentissimi lavori, mantenendo il tutto in una situazione di restauro permanente. Ce n'è per un racconto di Kafka. Ma la devozione popolare si è attrezzata, con una specie di santuario tascabile, da viaggio anche lui, una croce davanti all'ingresso.

Usciamo dalla frescura e dalla penombra del Fosso del Follettino, un addio ai muschi e alle farfalle. Soprattutto ai 28 gradi. La stradina in salita sotto il sole delle 13. E' come camminare davanti alla bocca di una fornace. Il sudore scende a grosse gocce. Si sale, si suda, si beve. Sopra tutto, il disperante suono delle cicale.

Tutte le salite finiscono, a un certo punto. E anche al giorno più implacabile succede la sera. E di tanto sudore, infine, restano panni stesi al tramonto e profumo di sapone di Marsiglia. Profumo di buono.