Tappa 03 - Da Campagnano a Mazzano

Lunga notte di sonno ristoratore, le viuzze sono già piene di vita quando lasciamo Campagnano Romano per immergerci nel verde della valle sottostante. Siamo nel Parco del Treja ormai e anche qui, come ieri, un ambiente stupendo è bruttato, oltre che dall'onnipresente 'monnezza', da oggetti più voluminosi come batterie esauste e parti di elettrodomestici usate per riempire le buche dello sterrato, consentendo il passaggio dei mezzi dei pastori.

Il Cammino è anche questo, non è turismo, è attraversare responsabilmente la vita di un popolo che ancora guarda dietro stupito i 'vagabondi' con zaino e scarponi.

La Mola di Monte Gelato, finalmente, e le sue cascate, un intrico di verde brulicante di vita e gorgogliante di acque, come un fendente sui toni ocra del bassopiano.

Usciamo dal verde quasi all'improvviso e ritrovo Mazzano vecchia, da quando uscimmo dalla porta (vecchia) sul Treja con due asini carichi di fronte agli abitanti stupefatti. Cara vecchia Mazzano, che mi regali l'ennesima ora ai tavolini del bar, davanti a una birra...

Saliamo al paese nuovo, dove ci attende un vecchio amico del Cammino: Don Italo, circondato dai bimbi bielorussi che ospita l'estate, ci accoglie con ancora maggior disponibilità del solito. Il salone dei bimbi nonchè nostro abituale dormitorio è infatti trasformato anche in chiesa, dopo che quella parrocchiale è dichiarata pericolante. La stanza non è grande, poche sedie, chiedo a Don Italo: ma come fate a dir messa qui, non manca lo spazio? - avanza, mi risponde con un sorriso...