Tappa 04 - Da Mazzano a Castel Sant'Elia

Partiti in una foschia opprimente che, nonostante la stagione, rasenta pericolosamente il concetto di nebbia. Cala il silenzio mentre il gruppo assonnato divora i chilometri tra la Casa Parrocchiale e la Rosa dei venti. L'azienda è in piena attività e un gentilissimo pastore ci indica l'attraversamento migliore per non finire in pasto al gregge di maremmani che bada una moltitudine di caprette e pecore.  

Scendiamo la profondissima forra sotto Castel d'Ischi, la più enigmatica delle fortificazioni che incontriamo sul Cammino. La mole della sua rovina, visibile solo all'inizio della discesa, ci domina, silenziosa e corrusca.

Il Castellaccio, come è chiamato dai locali, forse il Castello dell'Agnese di alcune cronache medievali, alto a guardia dei guadi, delle forre profonde, di questa via cava che saliamo fino a una ceramica della Madonna, e poi su, fino al sole abbacinante del piano. Corvi volano sopra le mura, ora corriamo tra muri a secco fatti da grandi blocchi di tufo squadrati.

Un bivio, quasi insignificante, e inizia la discesa alla valle Suppendonia, culla del monachesimo occidentale. La via cava precipita, fra tombe vuote, rigoglio vegetale e la chiesina rupestre della Madonna del Castelluccio, visitata una volta l'anno soltanto.

Ancora giù verso il mormorio del Fosso del Ponte. Ponte prima etrusco, poi romano, oggi medievale, che ci introduce alla Basilica e alla Scala dei Santi e di lì alla chiesa di SS Maria ad Rupes.

Architettura negativa, come in pochi luoghi al mondo, e l'immagine miracolosa - rarissima nell'iconografia cristiana - della Madonna con bambino dormiente, a mezzo tra Natività e Deposizione ...