Cabo Fisterra

Cabo Fisterra, come si dice in galiziano. Cabo Finisterre, come si dice in castigliano. Per gli amici semplicemente Finisterre, il punto di arrivo del Cammino di Santiago.
Una colonnetta di cemento vicino al faro dichiara che ci troviamo al Km. 0. Oggi, come nel medioevo, i pellegrini che hanno visitato la tomba dell’apostolo San Giacomo  a Compostela, si spingono fin qui per raccogliere sulla spiaggia le conchiglie che dimostrano che sono arrivati alla fine del loro pellegrinaggio e, in un anfratto tra le rocce, bruciano simbolicamente gli abiti e la fatica del loro lungo viaggio.

È ritenuto comunemente il lembo di terra più a ovest della Spagna continentale, ma non è così. Il punto più a ovest è Cabo da Nave.
È inoltre ritenuto, sempre erroneamente, il punto più a ovest dell’Europa continentale, che è invece Cabo da Roca, in Portogallo (09° 30′ 02.727″W)
È un promontorio in granito, a 600 metri sul livello del mare, a picco sulla Costa da Muerte nell’Oceano Atlantico, sulle pendici del monte Facho, dove, come dice il nome, la terra finisce sul serio.
Qui, il 22 luglio 1805 ci fu uno scontro navale tra la flotta della marina britannica, comandata dal contrammiraglio Robert Calder e quella  franco-spagnola, comandata dall’ammiraglio Pierre Charles Silvestre de Villeneuve, passata alla storia come Battaglia di Capo Finisterre.    Questa battaglia, sebbene non abbia avuto un risultato decisivo, impedì alla flotta francese di scortare attraverso la Manica la Grande Armée, l'esercito d'invasione napoleonico che si apprestava ad invadere l'Inghilterra.

Sono arrivata al faro, che nasconde alcune gradevoli camere e un piccolo ristorante una sera di ottobre, salendo piano dal villaggio, dopo essere passata davanti alla chiesa illuminata di Santa Maria das Areas, che conserva un crocefisso in legno ritrovato al largo dopo un naufragio e mi sono seduta sulle rocce ad aspettare «la puesta del sol», il tramonto.
Un bicchiere di vino bianco fresco mi ha fatto compagnia mentre guardavo il mare che, dapprima lentamente, poi in un attimo rapido e vorace,  inghiottiva la sfera incandescente.
Un momento di meraviglia e di stupore, che ha immerso il mio cuore e la mia mente nella misteriosa immensità dell’universo.
Alle mie spalle il faro, alto 17 metri, costruito nel 1853 a 143 metri slm, con un fascio di luce che copre 30 miglia nautiche e la «Vaca di Fisterra», la sirena aggiunta nel 1888 che con i suoi due giganteschi corni da nebbia avverte i naviganti di stare all’erta.
I naufragi da queste parti sono sempre stati frequenti e quello nel 1870 del Monitor Captain con 482 persone di equipaggio, è stato il più drammatico.
Da questo deriva il tetro nome della costa,
In lontananza la secca di «O’ Centolo», a forma di granseola e le piccole barche da pesca che rientrano per la notte.
La cittadina, dove torno mentre scende il buio è nata intorno al porto, con le sue stradine strette e le case dei pescatori.
È piena di pace e di silenzio.
La protegge il  Castello di San Carlos costruito nel XVII° secolo.
Il centro del paese si srotola intorno a Plaza de Ara Solís dove un monumento all’emigrante galiziano che parte in cerca di lavoro stringendo la sua modesta valigia stringe il cuore.
Ceno da O’Tearron, il semplice ristorantino sul porto che offre meravigliosi frutti di mare e crostacei, i mariscos, come li chiamano qui, specialità di questo luogo incantato.
La mia gita al faro sta per finire.

Mi sveglierò presto per vedere nascere il nuovo giorno dalla lunga spiaggia bianca di Langosteira.