Camminare in Valdidentro, nel cuore delle Alpi.

“Vede, caro amico, di qui comincia la vallata dominata dalle montagne che fanno parte del gruppo della Cima Piazzi e della Corna di Campo: svettano infatti su di essa, in un ambiente naturale incontaminato, la Cima Piazzi (3.439 metri), la Cima Viola (3.374 metri) e la Cima Dosdé (3.280 metri). Sappia che io le ho salite tutte ed, essendo Guida Alpina, vi ho portato tantissimi clienti, nella mia vita. Adesso, che sono in là con l'età, do una mano alla mia famiglia qui al Rifugio e, come vede, servo anche in tavola.” Con queste parole il sig Fraquelli mi porta un bel tagliere di legno pieno di fumante polenta gialla. Io stavo ammirando la prospiciente Cima Dosdé, con le sue guglie frastagliate simili alle Dolomiti. Faccio subito i complimenti al benportante e gentile amico ed aggiungo che la formula adottata dal Suo Rifugio, di offrire solo un menù senza alternative, ad un prezzo “politico”, vista la bontà, la genuinità ed il volume delle portate, è veramente giusta.     
“ Del resto, prosegue, noi abbiamo sempre fatto così, come in famiglia e continueremo sempre ad offrire quello che mangiamo anche noi stessi. Chi non si accontenta può andare a cercare altrove...non  le pare?” He ci credo! Ribatto io! Comunque che bel posto, esclamo. Sembra proprio la montagna delle streghe!” Ma  lo sa che ci è nadato vicino?. Vede il Monte Dosdè ha anche ispirato delle leggende. Gliene voglio raccontare una: “Intorno a questo monte, baluardo roccioso tra la Valdidentro e la Val Grosina, viveva una stirpe di uomini giganti, quando uno di questi (si parlava che fosse un Dio pagano), stanco di vivere in cielo, scelse come dimora il Monte Dosdé. Da allora i fianchi della montagna divennero ripidissimi ed i giganti si incollerirono col Monte Dosdé, anche perché questo in precedenza aveva fatto loro vari favori. Tra l'altro, il Monte aveva ceduto ai giganti delle parti rocciose, che costoro avevano trasformato in caldaie pin cui avevano cotto animali e belve di ogni genere. I giganti passarono a vendicarsi. Intanto il dio del Monte Dosdé chiese al Monte cosa desiderasse e, come richiesto, gli donò una bella fanciulla di nome Viola, le cui membra erano fatte di neve. I giganti, che cercarono dì avere Viola, furono trasformati in cembri colossali e Viola diventò un torrente. “Mi sembra proprio una leggenda appropriata”, concludo.

Intanto alcuni escursionisti di lingua tedesca scendono dal Passo sovrastante (Passo Viola) e mi dicono di venire dal versante poschiavino del Canton Grigioni in Svizzera. La Val Viola deve il suo nome ad un errore dei cartografi che, nell’ottocento, scambiarono il nome “Albiola” (derivante dal termine latino albus = bianco che poi è il colore delle rocce affioranti) con “Viola”che poi è rimasto come toponimo ufficiale. Tutta la valle è infatti incastonata in una serie di cime, tutte oltre i tremila metri, che creano una cornice naturale che offre dei panorami mozzafiato rendendola veramente interessante soprattutto dal punto di vista paesaggistico. Mi incuriosisco e decido di andare almeno fino al passo per affacciarmi sul territorio elvetico. Mentre cammino realizzo che tutto il pathos  della Valdidentro, in alta Valtellina, potesse essere “compreso” in quello che stavo vivendo. Mi spiego meglio: ghiacciai, vette altissime, aria buona, fioriture  multicolori, fra cui quelle dei rododendri, giovialità della popolazione, cibo di ottima qualità, perfettamente biologico e tradizionale. Il viaggiatore può chiedere di più? Non voglio essere retorico ma in quel territorio si concentrano tutte le qualità che fanno della Montagna alpina un luogo ideale di vacanza, svago e sport all'aria aperta. Ma in Valdidentro non c'è solo la Val Viola ed io proverò a dare ai lettori almeno un paio di escursioni: la Val Viola ed i Laghi di Cancano.