Cosimo ed il suo nonno al rifugetto della Calvana

“E’ bene portare dei bambini a camminare in montagna e in natura? Come padri con una lunga esperienza di escursioni con bambini, e non solo i nostri, riteniamo senz’altro di si: la montagna è, specie nel nostro cementificato paese, un luogo dove il contatto con la natura può ancora essere forte (la montagna vera, quella che si percorre a piedi, non certo il circo assordante delle piste da sci) e dare ai bambini delle esperienze estremamente formative, sia dal punto di vista della capacità di aprirsi a un mondo altro, quale ormai purtroppo è il mondo naturale, sia per la capacità di accettare la fatica, cioè l’impegno. Ma lo è anche, e forse soprattutto, per l’insegnamento della bellezza, per capire cosa è la bellezza, che in montagna abbonda; se spesso i bambini non mostreranno alcun interesse per i magnifici paesaggi, tuttavia questi entreranno in loro per rivelarsi poi più tardi, magari da adolescenti; e sarà questo un dono, un arricchimento che rimarrà loro tutta la vita. Però c’è un problema: non abbiamo mai conosciuto ragazzini davvero appassionati di lunghe escursioni e faticose salite; semplicemente, essi vogliono giocare e non faticare inutilmente per una meta per cui non hanno alcun interesse, i panorami non li interessano, arrivare in cima neppure, o poco di più.”

Con queste parole tratte dal loro capitolo inserito nel mio libro - “Il piacere di camminare”, Edizioni Il Lupo, 2010 – Alberto Osti Guerrazzi e Aldo Frezza iniziano ad interessare chiunque si ponga il problema citato nel primo rigo. Quindi coloro che hanno la fortuna di essere padri o ancora più fortunatamente nonni. Ebbene io sono uno di questi e Cosimo, di appena anni 3 e mesi 9, è il mio primo ed amatissimo nipote. A lui ho già dedicato un paio di libri e con lui, in quanto a trasmissione di valori e cultura del camminare, vorrei cercare di fare meno errori che con i miei figli. Non che questi non amino camminare. Lo fanno con gioia ed uno di loro, Claudio (il padre di Cosimo) è anche diventato Guida Ambientale Escursionistica. Io però non sono soddisfatto di quello che ho cercato di fare per trasmettere loro questo amore. Ho fatto mille sbagli dovuti soprattutto alla mia giovane età di quando sono diventato padre ed anche alla mia ignoranza in materia di pedagogia dell’escursionismo. Ecco che, letto bene il capitolo dei mie coautori ed amici, lo condivido in pieno e cerco di mettere in pratica i loro preziosi consigli scaturiti dalla loro specifica esperienza in materia, stavolta verso il nipote. Ecco che, grazie alla nascita del primo nipote la vita mi presenta una seconda opportunità…ed io non voglio perderla. Fin da piccolo inserisco Cosimo in un apposito zaino specifico per portare i bimbi e vado a fare brevi escursioni. Gli parlo di quello che vedo con parole semplici e capisco che lui apprezza e gradisce. Poi ad un anno inizia a camminare e lo conduco in piccole escursioni legate a favole e storielle che lo “intortano” piacevolmente. Grazie al suo fisico atletico e dinamico, provo a fargli fare – con lentezza e seguendo i suoi ritmi – qualche escursione un po’ più lunga con ottimi risultati. Vedo che è interessato a tutte le manifestazioni della natura, ne è meravigliato e fa continue domande. Quindi programmo una gita di due ore di cammino con dislivello di 300 metri in dolce e facile salita che conducono ad un rifugetto sempre aperto, dotato di caminetto interno ed esterno, due posti letto, un tavolino ed una serie di tavoli e panche per stare fuori a mangiare o leggere: il luogo ideale per un bambino! Una specie di casetta delle fate che un signore che non conosco ( ma che da i positivi commenti lasciati da tutti nel libro di rifugio…conoscono ed apprezzano in tanti) si è letteralmente restaurato da solo…per il semplice piacere di usufruirne e farlo godere a tutti coloro che amano la natura e la rispettano. A tal proposito, non divulgherò il luogo esatto (chi di Voi lo vuole sapere mi scriva una mail: gbracci@hotmail.com ) - per non causare eventuali vandalismi di terzi. Ieri,in una bellissima giornata di primavera, ho finalmente condotto Cosimo a vedere questo incantevole luogo. Eravamo ambedue molto felici di lasciare l’auto e cominciare a camminare mano nella mano. I Monti della Calvana, un verde preappennino che divide le valli del Bisenzio e della Marina, non arrivano ai mille metri. Ma la natura selvaggia e carsica a due passi dalle città di Prato e Calenzano, ne fa una meta invitante e molto interessante. Salendo abbiamo visto i funghi saprofiti che attaccavano dei tronchi ormai morti. Poi abbiamo ammirato le cascate d’oro del Maggiociondolo che con i suoi fiori a grappolo scendeva miracolosamente dall’alto. Gli uccelli cantavano in versi e lontano nella valle luccicava la città. Cosimo chiedeva spesso quanto mancasse al rifugio ed io me lo sono caricato un paio di volte sulla schiena per fargli ammirare il mondo da un punto di vista privilegiato, farlo riposare un pochino e così fargli tornare la voglia di camminare. Lui apprezzava e chiedeva mille cose alle quali “cercavo” di rispondere senza peraltro riuscirvi a sufficienza: di fronte alla purezza del pensiero infantile si rimane attoniti ed inermi, noi “grandi”. Finalmente siamo giunti alla meta e, tirato fuori dallo zaino, lo spiedino, le salcicce (che lui ama molto) ed un giornale vecchio, ci siamo messi alla ricerca di legna piccola e secca per accendere il fuoco. L’ho coinvolto in tutto questo e lui si è prodigato per aiutarmi dandomi anche una serie di consigli utilissimi (---è proprio vero che non si finisce mai di apprendere!). Nel frattempo il bimbo ha esplorato la zona circostante giocando con un bastoncino. Io ho apparecchiato e, a salcicce cotte, l’ho fatto salire sulla panca posta accanto all'ingresso, per tirare la fune del campanello. Ha suonato come un vero campanaro cantando: “ la pappa l’è cotta…venite a mangiar”. Delle quattro salcicce che avevo portato, ne ha fatte fuori tre… sih!.

Poi abbiamo giocato un po’. Io ho fatto delle riprese video e delle foto per immortalare l’evento e, con il cuore pieno di gioia, ci siamo incamminati verso il ritorno. Sebbene in discesa, Cosimo era un po’ stanco e quindi, dopo una sosta, me lo sono ricaricato sulle spalle appoggiandomi ad un lungo bastone per essere più sicuro di non cadere. Scendendo lo sentivo silenzioso e mentre gli raccontavo di elfi e fate del bosco, lui iniziava a ciondolare. Mi sono fermato e gli ho chiesto se avesse sonno. “Si nonno”, mi ha risposto e, mentre lo coricavo all’ombra su di un prato, coprendolo amorevolmente con la mia giacca, era già scivolato nelle “braccia di Morfeo” per godersi il sonno dei giusti (…non sono i bimbi i soli e veri giusti?). Al suo risveglio, mentre io lo vegliavo prendendo il sole e meditando sulle gioie della vita ( e vi giuro che godevo del privilegio che stavo vivendo), ho voluto sottolineare quanto fosse stato bravo ed ubbidiente durante quella gita e per premio…gli ho promesso di portarlo a mangiare un bel gelato. Lui ha gradito e felici come Pasque…siamo infine rientrati a casa. Mi sarò comportato bene come nonno? Avrò fatto le cose ammodo? Dove avrò sbagliato? Solo il futuro potrà rispondermi. Nel frattempo mi accontento dell’espressione soddisfatta di Cosimo e questa è la mia miglior ricompensa.