Un giro in Val Viola

Lasciata l'auto nell'aposito parcheggio di Arnoga, si segue la sterrata che si inoltra subito in un fitto bosco d’abeti che accompagna l'escursionista per un paio di chilometri in leggerissima salita. Si toccano baite di Premoglia, e, successivamente quelle di Campo (1938 m.), situate in una ampia radura molto panoramica sulla Cima Piazzi ed i suoi ghiacciai pensili. Proseguendo dritti lungo la strada che corre lungo i prati a mezza costa, superato un piccolo torrente in località Stagimel, si rientra nuovamente nel bosco. Presso le baite di Palueta, sulla sinistra, parte il percorso che porta alla Val Verva, mentre, poco oltre, sulla destra, parte il sentiero che conduce all’Alpe Funera e al Passo della Vallaccia. Ignorato questo sentiero, si prosegue ancora dritti, e, superato l’ampio parcheggio si scavalca un piccolo ponte che permette di oltrepassare un torrente. Il panorama da qui in poi è molto più ampio in quanto la vallata, all'inizio più stretta, si allarga e si illumina della solarità alpina. In breve dal bosco si passa al pascolo. Continuando lungo la forestale, dopo circa 5 km, all’altezza delle baite di Altumeria (2116 m.), si incrocia la deviazione che permette di raggiungere la Val Cantone di Dosdé. Proseguendo oltre, in un ambiente spettacolare, tra le pareti del Corno di Dosdè e le dorsali del Pizzo Bianco, si giunge quindi al Rifugio Viola (2314 m.), dopo aver oltrepassato dall’alto un caratteristico laghetto alpino dove spesso pascolano dei cavalli allo stato brado. Il rifugio era una caserma della grande guerra e si trova sulle sponde di un altro piccolo laghetto nel quale si rispecchia (Rifugio Viola, servizio di alberghetto: tel. 0342/985136 – 348/3419794 – www.valviola.itinfo@valviola.it). Dal retro del rifugio inizia il sentiero che conduce al passo della Val Viola che segna il confine con la Svizzera e mette in comunicazione con la Val Poschiavina. Dopo aver raggiunto il panoramico passo, dove spesso pascolano enormi greggi di pecore, si trona indietro fino al rifugio per scendere stavolta lungo il sentiero segnato (segnavia un po' vecchi fare attenzione in caso di nebbia) che scende al Rifugio federico in Val Dosdè. Tale percorso scende quasi sempre costeggiando il versante sud del massiccio del Dosdé fra sfasciumi morenici, cascatelle e bei panorami, esattamente dalla parte opposta della valle lungo la quale eravamo saliti con la strada che vediamo in lontananza, di rimpetto. Belle fioriture di rododendro ferrugineo accompagnano la discesa fino ad alcune baite di pastori e poi, nella piana della val Dosdè, fino al Rifugio Federico, gestito dalla guida Alpina Adriano Greco ( tel. 340/ 4680054 – info@rifugiofederico.it). Di qui si riprende il sentiero che risale la valle Viola per poi rinetrare nel versante dal quale provenivamo e ritrovare il parcheggio dove avevamo lasciato l'auto.

Tempo di percorrenza: ore 4.0
Dislivello in salita 550 m
Difficoltà: E

Accesso in auto: Da Isolaccia Valdidentro si prende la strada che sale verso Livigno e, superato Semogo, presso una curva a destra, si prende sulla sinistra (fare attenzione che si vede male) la strada con indicazioni :“Val Viola Rifugio”. La si segue con attenzione per alcuni chilometri fino all'apposito parcheggio a pagamento oltre il quale d'estate non è concesso proseguire.
Orientata a Sud-Ovest,  la valle ha una morfologia tipica delle vallate alpine oggetto di erosione glaciale: è modellata da grandi ripiani modellati dall'inesorabile e lento lavoro dei grandi ghiacciai dell'ultima graciazione (Wurm), testimoniato anche dalle stratificazioni che si trovano lungo suoi costoni che appaiono montonati. La vegetazione della Val Viola è quella caratteristica degli ambienti montani d’alta quota: la flora è composta da colorati rododendri, profumate genziane, anemoni e numerosi fiori alpini. Per quanto concerne la fauna, oltre agli ungulati, la zona ospita molte marmotte, i cui sonori fischi di allerta echeggiano all'arrivo degli escursionisti.

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