Armonia in cammino

 

Il 18 e 19 giugno 2016 presso il rifugio Andirivieni di Sala Biellese si è tenuto il seminario Armonia in cammino organizzato da SloWays e condotto da Roberto Fiume, insegnante di Tai Chi e Chi Kung e appassionato camminatore. Il cammino si è fuso con la meditazione e con le pratiche orientali, in un fine settimana all’insegna della lentezza e della condivisione, nel cuore verde delle colline del Piemonte.

La nostra Ottavia ha partecipato all'incontro e ha voluto condividere con noi le sue sensazioni:

"Dietro il recinto, quattro capre osservano incuriosite i buffi movimenti di un gruppo di umani.  Li hanno visti camminare a quattro zampe come loro, inseguirsi per tutto il prato e persino sbattere le ali come un airone in volo. Ridono, assorbono la luce del sole e giocano con sfere di energia invisibili.

In quel gruppo di umani strambi c’ero anche io, e le capre sono quelle del Rifugio Andirivieni di Sala Biellese, che ha ospitato il seminario di Tai Chi e Armonia in Cammino guidato da Roberto Fiume. Mi sono iscritta attratta dall’obbiettivo del seminario: assottigliare il falso confine tra uomo e natura, per considerare la pelle non più come elemento di separazione, ma come essenziale elemento di contatto con quello che ci circonda e in cui siamo immersi.”.

La prima giornata inizia con un cerchio in giardino, per conoscersi e capire cosa ci ha spinto a partecipare al seminario. Come dice Roberto, lo scopo di un seminario è quello di piantare semi: per prima cosa vuole quindi sapere cosa vorremmo far germogliare dentro di noi, quale “seme” è necessario per la nostra crescita. Il gruppo è vario e interessante: c’è chi non ha idea di cosa sia il Tai Chi e chi lo pratica con costanza, chi cammina tutti i giorni e chi vorrebbe imparare. Tutti però siamo uniti da un desiderio comune: imparare a conoscerci attraverso il cammino, ritagliandoci uno spazio di riflessione e consapevolezza.

Conosciuti gli allievi, è il momento di presentazione del maestro: Roberto ci racconta la sua esperienza di viaggiatore, allievo e poi insegnante di Tai Chi, e ci introduce al taoismo con il classico simbolo dello Yin-Yang. Conosco questo simbolo e il suo significato, ma mi sfugge un dettaglio importante: i taoisti lo vogliono in movimento costante, fluido, quasi mai in armonia perfetta tra bene e male. Il movimento è cambiamento e crescita, e noi lo capiamo fin dai primi esercizi a piedi nudi sul prato.

Camminiamo su quattro zampe, in punta di piedi, appoggiandoci l’uno all’altro. Nell’ultimo esercizio ci dividiamo a coppie per imitare il passo dell’altro e poi mostrandoglielo: molti non si riconoscono nel passo che usano tutti i giorni. Troppo rigido, troppo molle, troppo sensuale. Io noto con sorpresa che tendo a stare estremamente dritta mentre cammino, una bella sorpresa per chi come me sta perennemente gobba.

La mattinata è stata ricca di stimoli, ma nel pomeriggio sarà il momento di applicare quello che abbiamo imparato con una “camminata consapevole”: senza farci spaventare dalle nuvole temporalesche ci dirigiamo in macchina verso il laghetto di Prè, da cui inizia il nostro cammino. Roberto ci invita a non parlare, a concentrarci su ogni movimento, applicando i principi del maestro zen Thich Nhat Hanh: camminare piano, quasi “baciando la terra ad ogni passo”, fermarsi per ammirare la bellezza, lasciarsi cambiare un po’ ad ogni passo. L’esercizio è fatto di diversi step: prima si cammina da soli, poi immaginando di camminare con una persona che ammiriamo, una che ci ha ferito, e infine una a cui vogliamo bene. La pioggia si alterna al sole, a volte si mescolano, rendendo le foglie luccicanti per le gocce di pioggia che catturano i raggi del sole. Il rumore dei passi sulle foglie bagnate, le macchie colorate delle mantelle tra gli alberi, tutto assume una dimensione quasi magica. Il cerchio finale ci fa capire che tutti siamo rimasti estremamente colpiti: un’esperienza così forte ha già reso il gruppo affiatato, e la cena comunitaria corona il successo della prima giornata.

La domenica inizia con un sole scintillante, di cui cerchiamo di assorbire l’energia tramite alcuni esercizi nel prato. Io mi sento stranamente inquieta, come se il sole mi avesse caricata troppo: mentre eseguiamo delle semplici forme, imitando il movimento degli animali, perdo continuamente l’equilibrio e la concentrazione. Accolgo anche questa difficoltà, che mi fa capire che la mia dimensione è il movimento: sono qui per imparare a meditare camminando, ma la sfida più grande rimane trovare me stessa senza muovere un passo.

Per fortuna però il pomeriggio è nuovamente in movimento: torniamo al laghetto di Prè, dove ci attende l’esercizio più divertente e impegnativo dell’intero seminario, la camminata bendata. Dobbiamo dividerci a coppie e camminare a fianco del nostro compagno bendato senza parlargli, guidandolo solo nel caso in cui rischi di mettersi in pericolo. Il caso mi affida a Sergio, un fotografo camminatore seriale che da bendato risulta essere un grande esploratore. Si immerge nell’erba alta, va sicuro in direzione degli alberi, ma poi riprende la via e cammina dritto e rilassato fino alla fine del sentiero. Finalmente tocca a me.

Il mio cammino da bendata mi porta ad attraversare diverse fasi: la frustrazione di non riuscire a mantenere una linea dritta, la paura di finire fuori strada, il desiderio di strappare la benda per ritornare sul percorso segnato. Poi mi arrendo e finalmente decido di andare “dove mi porta il piede”, come recita la mia maglietta. La frustrazione allora diventa accettazione, e la paura divertimento: mi concentro sull’erba alta che mi solletica le gambe, sfioro con le mani la corteccia degli alberi, quasi mi annoio quando i miei piedi tornano sui sassi del sentiero segnato. E’ un piccolo viaggio dentro sé stessi, da cui si esce meravigliati e un po’ storditi.

Dopo averci liberati e scombussolati, Roberto ci riporta all’equilibrio con un cammino unificante e guaritore: è quello dei sacerdoti Toltechi, che dopo aver inserito una persona malata al centro della fila camminavano compatti e allineati per chilometri. Risentendo del flusso di energia curativa dell’intero gruppo, il malato arrivava sano al termine del viaggio. La nostra fila è un po’ meno compatta, separata da zaini ingombranti, e a volte arranca dietro il passo spedito di Roberto. Il flusso di energia però e ben percepibile, e rimane ad accompagnarci quando due ore dopo il gruppo si scompone ed ognuna torna alla propria vita frenetica.

Mentre cammino velocemente lungo l’Arno, in ritardo perché la sveglia non ha suonato, sembra quasi che nulla sia cambiato. Poi mi mi capita di fermarmi ad ammirare la forma di una nuvola sul ponte vecchio, o sorprendermi nel riuscire a distinguere sotto il piede la superficie di ogni singolo ciottolo. Allora capisco che i semi sono stati piantati e germoglieranno: ma senza fretta, un passo alla volta."

Il seminario verrà presto riorganizzato, per cui se ti ha affascinato il racconto di Ottavia, contatta il rifugio Andirivieni per ulteriori informazioni!