A piedi scalzi

Eamonn Keaveney è un ragazzo irlandese, biondo e dal sorriso coinvolgente.

Lo scorso maggio è partito dal suo paese natale, Claremorris nella Contea di Mayo, per percorrere 2.000 chilometri lungo la costa dell’Éire. A piedi scalzi, collezionando calli e ustioni che manterranno viva ad ogni futuro appoggio la memoria di questa impresa.
Il suo obbiettivo è raccogliere fondi per il Pieta House Suicide and Self-Harm Crisis Centre, un centro di Dublino specializzato nel sostegno terapeutico di persone e comunità in crisi, con lo scopo di aiutare chi si è momentaneamente perduto a ritrovare la propria strada.
Ha deciso di camminare con i piedi esposti, senza calze o scarpe, coprendo le distanze lentamente e dolorosamente, così come le persone che vuole aiutare si distruggono durante la loro vita. La migliore metafora che potesse trovare.

La parte più difficile per Eammon è stata l’aspetto fisico del camminare scalzo. In pochi passi la morbidezza dell’erba è sostituita dal brecciolino sottile o dalla ruvidità dell’asfalto, reso più inospitale quando inizia a piovere. Col passare dei giorni i suoi piedi si sono però abituati alle diverse superfici ed è stato in grado di percorrere agevolmente terreni che in precedenza aveva trovato difficili. L’adattamento del fisico alle determinazione della mente.
Si è trovato a camminare su enormi stradoni, dove le macchine gli sfrecciavano accanto a grande velocita. In questi momenti si è forzato e mettere un piede davanti all’altro, ad andare avanti in equilibrio sula riga gialla di delimitazione della corsia. Superando il precedente record della maggiore distanza percorsa a piedi nudi.

Ha incontrato persone straordinariamente gentili e disponibili, che prima ancora di sapere la missione del suo viaggio gli hanno offerto bottiglie d’acqua, un posto dove stare, una donazione per la sua causa, e spesso un passaggio in macchina. Che non ha mai accettato.
In molti, riconoscendolo, gli si sono accostati per raccontargli di parenti e amici che hanno intrapreso la durissima decisione di togliersi la vita, sottolineando la gravità di questo problema nella loro isola natia. Contemporaneamente, ha potuto notare come i suoi connazionali siano più disponibili a parlare di problemi mentali, perché è normale per tutti non sentirsi bene ad un certo punto.

Il 12 agosto Eammon concluderà definitivamente il suo viaggio tornando a casa, arricchito di cicatrici sotto le piante e umanità nel cuore.
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Martina Fabbri