Roberto, l’erede di Gengis Khan

Roberto e la sua mountain bike. Assieme hanno attraversato l’Islanda lungo una pista di sabbia di 200 chilometri, tagliando l’altopiano di Kjolur, costeggiando due ghiacciai, nella più totale assenza di case e popolazione, in balia delle tempeste di sabbia.

Soggiogato dal fascino dell’entroterra desertico sull’isola di ghiaccio, ha deciso di fare rotta verso la Mongolia, per visitare i suoi territori quasi disabitati, tra steppe, praterie, montagne e strade sterrate.

L’idea originale era di partire a piedi, con l’ausilio di un carretto per trasportare i circa 70 chili di attrezzatura necessaria, ma a causa di problemi strutturali del mezzo che avrebbe dovuto accompagnarlo per i 750 km di viaggio a piedi nel deserto, ha deciso di ripianificare la traversata, decidendo ancora una volta di partire in compagnia della sua bicicletta. Un segno del destino, a ben guardare.

Da Ulan Bator, la capitale, ha seguito una pista che corre tra prati verdi e vallate, che lentamente si trasformano in un nulla perpetuo, dove i chilometri percorsi sembrano sparire, inghiottiti dal paesaggio monotono, intervallato unicamente dalle gher, le bianche case tipiche della popolazione mongola. Dal deserto alla vetta del vulcano Khorgo, e poi di nuovo alle praterie. Lungo il percorso ha maturato un dislivello positivo totale di circa 9500 metri.

Zone inospitali, con un’escursione termica che passa dai 35 gradi diurni a temperature sotto lo zero di notte, quasi prive di esseri umani ma popolate di capre, pecore, yak e hainag. Con i pochi pastori incontrati lungo la strada la comunicazione è risultata praticamente impossibile, nessuno capisce niente dell'altro.

Roberto ha pedalato da solo, ad esclusione di qualche centinaio di chilometri condivisi con Yo, un ragazzo giapponese, ed ha avuto modo di lasciarsi stupire e conquistare dalla solitudine. Talmente profonda da essere quasi commovente per la totale assenza di rumori e movimento, per gli spazi immensi di cui non si riesce a percepire la fine. “Ho provato un profondo senso di rispetto per tutta quest'immensità, avendo quasi paura che il mio respiro rompesse un equilibrio così perfetto.”

In simbiosi con la natura, la vastità del paesaggio in contrapposizione alla modestia del suo essere. Certamente un viaggio difficile e impegnativo sotto molto aspetti, ma Roberto è tornato nella sua casa di Gattinara con un nuovo e ricco bagaglio culturale, cresciuto.

 
Potete scoprire i viaggi di Roberto sul suo sito web e sulla sua aggiornatissima pagina facebook