Una giornata sulla Via Francigena nell’alta Tuscia

Le Torri d’Orlando si ergono in uno dei luoghi più suggestivi di tutta la Via Francigena laziale, alle porte di Capranica. Maestose, immote, profumano d’antico, raccontano di un passato scomparso, di monumenti funerari di nobili romani, di Chanson de geste e dell’esercito di Carlo Magno in marcia verso Roma nell’anno del Signore 774.

La leggenda vuole che Sutri abbia dato i natali a Orlando (o Rolando), nipote dell’imperatore franco, figlio della sorella Berta che lo diede alla luce all’interno di una tomba etrusca. Il giovane Orlando, ignaro delle proprie nobili origini, crebbe forte e libero nelle campagne della Tuscia fino al passaggio dell’esercito franco in terra laziale. Il ragazzo, attirato dal frastuono, dai colori e dalle armi splendenti, si intrufolò nell’accampamento e, travestito da servitore, prese parte al banchetto regale. Qui con uno stratagemma sottrasse il calice al sovrano che, invece di adirarsi, lo sfidò a riprovarci la sera successiva. Il gioco si ripetè ma nel frattempo Carlo Magno aveva dato ordine di rintracciare il ragazzo e potè così abbracciare il nipote mai conosciuto.

Al di là della veridicità o meno della leggenda, le torri svettano maestose in un bosco di noccioli che porta all’antica città di Capranica, arroccata su un cocuzzolo tufaceo a forma di prua di nave, sul tracciato dell’antica Via Cassia.

Giungo a Capranica nel pomeriggio di una lunga giornata di cammino. Partito da Vetralla la mattina ho camminato attraverso i noccioleti e risalito la collina tufacea. Dopo aver fatto il mio ingresso nell’antico borgo attraverso il Ponte dell’Orologio sento alcuni colpi di cannone; mi fermo a chiedere informazioni a una donna del luogo e apprendo che sono i preparativi per la Madonna delle Grazie, antichissima festa religiosa, che si tiene la seconda domenica di maggio. La donna è seduta sulla soglia di una casa vecchia di oltre mille anni, dieci secoli di storia da raccontare, cento decenni di gente nata, vissuta e scomparsa lì dentro, magari senza mai uscire dal paese, senz’altro contesto che il microcosmo di un minuscolo paese arroccato nel mezzo della Tuscia.

Scendo i ripidi gradini che mi riportano in pianura e mi abbevero alla fontana ai margini del paese. Qui sono testimone di un passaggio continuo di persone che riempiono bottiglie e otri della buonissima acqua che sgorga dal fontanile. Come succedeva un tempo ancora oggi l’approvvigionamento d’acqua diventa un’occasione di socialità. In passato si giungeva al pozzo a piedi o con l’asino, oggi con l’automobile, ma le dinamiche sociali non cambiano. Al pozzo si scambiano convenevoli e notizie sulle rispettive famiglie, si chiacchiera di politica o di sport e si perpetuano le antiche tradizioni di incontri in una placida cittadina di provincia.

Il pomeriggio regala uno splendido percorso attraverso un bosco verdeggiante, un’esplosione di primavera con alberi caduti, muschi rigogliosi e ponti tibetani che attraversano un torrente tumultuoso, prima di giungere a Sutri, perla etrusca, romana e medievale della Via Francigena. Roma, distante ormai poche decine di chilometri, sembra lontana anni luce. Mi riempio gli occhi e la mente di paesaggi incontaminati e di lunghi silenzi.

Stefano Mazzotti

Stefano condurra due viaggi di gruppo in alta Tuscia, dal 29 marzo al 2 aprile e dal 10 al 14 maggio.
Per informazioni ed iscrizioni clicca sui link:
29 marzo - 2 aprile
10 - 14 maggio