Alpi Apuane, di R. Carnovalini

4. Con treno+autobus arrivammo a Carrara. L’idea era quella di salire al Monte Sagro, 1.749 metri, partendo dalla città.

Volevamo arrivare lassù attraversando i bacini marmiferi più grandi e stimati del mondo: il Ravaccione, che aveva 400 operai impegnati giorno e notte.

Cristina ed io, a piedi, eravamo dei minuscoli marziani colorati in un accecante inferno bianco. Non conoscevamo ancora le Apuane, subito però capimmo che erano Alpi.

Verticali, affilate, faticose, anche perché le affrontavamo con la casa sulle spalle.

Ricordo la sensazione di girarmi e di vedere il mare e La Spezia, da dove eravamo partiti, così bassa, così lontana.

Ricordo la difficoltà di uscire dal groviglio di vie di cava che serpeggiano sui ravaneti, cioè sui ripidi versanti dove si accumulano i detriti dell’estrazione marmifera.

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