L'Arno a piedi

Un Natale così non si dimentica più. Dopo 10 giorni di cammino da Marina di Pisa la salita finale da Stia alla sorgente di Capo d’Arno, a 1.358 metri, è una salita bianca di neve e colma di silenzio. Una fitta nevicata, di quelle coi fiocchi grandi e asciutti che ricoprono tutto, anche la lapide con i versi di Dante: “Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona e cento miglia di corso nol sazia”. Parole del poema più universalmente declamato e anch’esso racconto di un viaggio, ancorché fantastico. Via la neve dalla lapide per una foto di rito e giù dal Falterona di nuovo a Stia per prendere un mezzo pubblico e tornare verso casa. E nel viaggio in treno vedere ancora quello che è stato uno strazio che ha accompagnato buona parte del cammino e a cui abbiamo dato il nome di “alberi di Natale”. Mi riferisco agli alberi e ai cespugli nel greto dell’Arno sui quali rimane impigliata la plastica e gli altri rifiuti scaricati sul fiume, ma soprattutto i famigerati sacchetti.
Certamente non è l’unico problema del principale corso d’acqua della Toscana. In quanto a degrado, l’Arno non si fa mancare nulla: le escavazioni di inerti, gli scarichi civili, agricoli e industriali…

 

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