Il Po a piedi, dal delta alle sue sorgenti

Per me il fiume ha sempre rappresentato un mondo pieno di fascino. Figuriamoci l’interesse che potevo avere per il Po, il fiume più lungo col nome più corto!

Leggere pedule traspiranti ai piedi per poter entrare e uscire dall’acqua e lasciare che i piedi si bagnassero e si asciugassero velocemente, e via per quasi 700 chilometri tra il maggio e il giugno del 1982. Migliaia di passi lungo quel Po che quasi tutti attraversano di corsa, che spesso è solo una tabella su un ponte autostradale e un paesaggio oltre i guardrails a cui lanciare una veloce occhiata.

Del mese sulle sue sponde ricordo il volo degli aironi rossi, il falco di palude a caccia di prede, il martin pescatore intento alla cattura di un’alborella. Ricordo di aver risalito la corrente alla stessa velocità di una carpa. Ma non dimentico la sofferenza per i mille scarichi non depurati di città, d’industrie, di allevamenti e dell’agricoltura fatta con la chimica. Mille ricordi s’intrecciano nella memoria.

Anche l’attraversamento di Torino fu una bella scoperta e mi fece rivivere le parole di Cesare Pavese, che ne La bella estate, rievocando i tempi della giovinezza e dei bagni al Po, scriveva:

“Le volte che sudavo sull’acqua, mi restava poi per tutto il giorno il sangue fresco, rinvigorito dall’urto col fiume. Era come se il sole e il peso vivo della corrente mi avessero intriso di una loro virtù, una forza cieca, gioiosa e sorniona…”.

https://www.facebook.com/sharer/sharer.php?u=/it/resource/blog/RiccardoCarnovalini/il-po-piedi-dal-delta-alle-sue-sorgenti/&src=sdkpreparse

 

 

 Movimento Lento - facebook 

 Movimento Lento - Instagram 

You tube - Movimento Lento 

 

 

Privacy Policy

© Associazione Movimento Lento
C.F. 97601240159
Powered by itinerAria