A piedi nudi sulla sabbia

Ventisette anni fa, l’8 febbraio 1985, inizia da San Bartolomeo di Muggia l’avventura a piedi lungo l’intero sviluppo delle coste peninsulari italiane. Quattromila chilometri, dalla Jugoslavia alla Francia, per fotografare e far conoscere la situazione ambientale della lunga e delicata linea che si snoda tra cielo, terra e mare. Un cammino nella terra più amata, e allo stesso tempo, più martirizzata del nostro paese.

“Gli incanti che, debbo ammetterlo, ha il mare, ci vengono ormai negati. Come un animale invecchiato la cui corazza diventa sempre più spessa e forma attorno al corpo una crosta impermeabile che non permette più all’epidermide di respirare, accelerando così il processo di senescenza, nella maggior parte di paesi europei le coste si ostruiscono di ville, di alberghi, di casinò. Invece di anticipare come una volta la solitudine oceanica, il litorale diventa una specie di fronte su cui gli uomini mobilitano periodicamente tutte le loro forze, per dar l’assalto a una libertà che contrasta con il prezzo delle condizioni accettate per conseguirla. Le spiagge sulle quali il mare ci abbandonava i frutti di una vegetazione millenaria, stupefacente galleria in cui la natura è sempre all’avanguardia, sotto il calpestio delle folle servono solo ormai a disporre e ad esporre rifiuti…”.

L’antropologo Claude Levy-Strauss, scrive così in Tristi Tropici, un diario di viaggio che risale al 1955. Due anni dopo, nel 1957, che è l’anno della mia nascita, Italo Calvino scrive La speculazione edilizia, un romanzo ambientato in un’ignota località della riviera ligure.
Da allora le condizioni dei nostri mari e delle nostre coste sono assai peggiorate. Ma c’è ancora tanto da salvare e il nostro paesaggio, anche quello costiero qua e là, continua a essere il vero petrolio sul quale, senza saperlo, siamo seduti.
Perciò, vorrei che gli italiani camminassero di più sulle coste, imparando ad andare a piedi nudi sulla sabbia. E’ un invito il mio a ritrovare un rapporto fisico con la spiaggia, le dune, la vegetazione costiera, gli scogli, le scogliere, il vento, il profumo del mare. Per riconoscere che le offese alle coste colpiscono tutti noi: il nostro patrimonio e la nostra memoria. Salvare quel che resta, osteggiando i nuovi e sciagurati progetti di devastazione della costa, è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Soprattutto ora che la politica non è più l’arte di governare la società per il bene di tutti.