A piedi sul Magra, di R. Carnovalini

Scattare diapositive per far riflettere sui guasti provocati dalle escavazioni e dall’inquinamento e dimostrare l’incuria in cui vengono lasciate preziose vestigia storiche, come i muri malaspiniani e i resti di antichi ponti.

Erano gli obiettivi del nostro cammino fluviale tra Toscana e Liguria. Settanta chilometri lungo il Magra fino alle sorgenti del Monte Borgognone; tre giorni di stretto contatto con il fiume che bagna e dà vita alla Lunigiana.

Cristina ed io eravamo chiamati i “fidanzati dell’ecologia”. Rileggo ora un vecchio articolo della Nazione di martedì 14 ottobre 1980. “Abbandono e incuria. I fidanzati dell’ecologia vogliono difendere il Magra.

Riccardo e Cristina hanno risalito il fiume dalla foce alle sorgenti. Con 150 fotografie illustreranno il degrado della vallata”. Si, era come una missione che ci eravamo incaricati di condurre per l’ambiente in cui vivevamo, cioè per la nostra casa.

Ieri come oggi, una camminata attira l’attenzione più di tavole rotonde e convegni e sollecita l’attenzione dell’opinione pubblica verso temi fondamentali per la qualità della nostra vita.

Scelgo di proporvi una foto in cui regna l’armonia. Un borgo murato, Caprigliola, affacciato sul Magra, che è laggiù, circondato da una foresta che pare senza fine.