Un anno di fiumi, di R. Carnovalini

Dopo l’Appennino a piedi da un capo all’altro, il 1982 è stato l’anno dei fiumi. L’obiettivo era semplice: vivere alcuni mesi a stretto contatto con i fiumi italiani che ritenevo più interessanti. Un cammino nel greto o lungo le strade più prossime ai corsi d’acqua, oppure sugli argini, luoghi privilegiati per guardare il fiume e il paesaggio intorno.

Mese dopo mese si susseguirono le risalite, dalle foci alle sorgenti, di sei fiumi italiani. Per cominciare i fiumi dietro casa, cioè il Magra e il Vara, poi il grande Po, la Dora Baltea, il Piave e, per finire, l’Arno con arrivo alle sorgenti del Falterona il giorno di Natale.

Nei prossimi episodi proverò a raccontare perlomeno un’emozione di ciascun cammino fluviale. Il piede si conferma il mezzo ideale per andare alla scoperta di luoghi normalmente trascurati da chi ama camminare.

Andare a piedi lungo un fiume vuol dire viaggiare alla sua velocità, che è l’unica per provare ad accedere ai segreti dell’acqua e delle sue sponde.

Per introdure il mio camminare vicino all’acqua dolce ho scelto una foto recente, tratta da GeMiTo.

Qui siamo in cammino nella tappa da Pavia a Voghera; lasciato il Ticino, abbiamo camminato per diversi chilometri lungo il Po.

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