Il viaggio fino a destino

Gli impegni della vita ci offrono occasioni per fare un viaggio lento anche laddove non pare proprio possibile. Venerdì 12 novembre vado in provincia di Siena per un evento all’Abbazia di Spineto legato al mio mondo dei viaggi a piedi. Decido di andarci in treno, senza servirmi dei treni veloci e costosi. Viaggio rigorosamente sui regionali. 485 km dalla stazione di Ceva a quella di Chiusi-Chianciano in 10 ore, dalle 8.46 alle 18.43. Tre i cambi: a Savona, a La Spezia, a Firenze.

Salgo a bordo del Fossano-Savona, sedili blu rivestiti di similpelle, un buon tepore, pochi viaggiatori, silenzio. Fuori l’autunno, brume nei boschi accesi di tinte calde. Mi sorprende sempre l’esteso diaframma verde che separa il cuneese dalla riviera, le Alpi dagli Appennini. Lì sopra c’è il Colle di Cadibona.

Alla stazione di Savona leggo che il treno delle 9.58 per La Spezia è stato cancellato. Il motivo è banale e drammatico: perché si è rotto! Il successivo comporta 1 ora di ritardo sull’arrivo dopo solo 1 ora di viaggio. Un tipo si dispera perché deve andare a un funerale. Impreca e strappa con rabbia il biglietto davanti alla biglietteria.
Vado a cercare farinata nel centro di Savona, ma è ancora presto.

L’avventura sui binari riprende con uno spezzone da 3 ore e 18 minuti tra Savona e La Spezia. Cielo grigio, pioggia, onde e schiume bianche che lambiscono i binari. A La Spezia ho 1 ora e 13 minuti per riprovare con la farinata. Vado in centro e alla Pia, la centenaria, mi rifocillo. Torno in stazione e leggo “15.41 per Firenze binario 1”, come conferma il pannello al binario. Salgo sul treno e mi tuffo nel lavoro. Quando guardo l’ora sono le 15.55 e il treno è fermo. Chiedo indicazioni a un viaggiatore e scopro che sono sul treno che sta per partire per Torino. Acchiappo le mie scartoffie e scendo al volo appena prima del fischio del capotreno. Un attimo dopo sarei brutalmente tornato verso Genova, come al gioco dell’oca ero finito sulla casella sbagliata. Vado all’ufficio informazioni e spiego l’accaduto, sottolineando che il pannello sul primo binario indicava il mio treno per Firenze. Mi spiegano che dovevo andare sul primo binario ma tronco. L’equivoco ci sta, di certo le indicazioni non sono chiare. Nuovo orario d’arrivo a Chiusi, con altre coincidenze: 21.05. La gentile addetta alla biglietteria si premura di scrivere sul retro del mio biglietto: “Causa disguido si autorizza il viaggiatore a proseguire il viaggio fino a destino oltre le sei ore dal timbro con i primi treni utili”. Firmato 2892169.

Riparto per Sarzana che è l’imbrunire, dove cambio per Firenze S.M.N. e ritrovo una carrozza con i sedili blu di similpelle, pochi viaggiatori, silenzio e una temperatura umana. E’ buio, mi rimane solo un cambio e poi è fatta. L’ultimo treno è il regionale per Roma delle 19.13, affollato e bollente. Il mio dirimpettaio dice “hanno acceso il camino e, non contenti, anche la stufa. Si muore!” Ad Arezzo il treno si svuota, la temperatura scende e non sudo più.
Quando, in anticipo di 5 minuti sull’orario, arrivo a Chiusi, sono passate 12 ore e 14 minuti dalla stazione di Ceva, quindi ho viaggiato alla media ciclistica di 39,62 km/h. Il mio biglietto ha 1 timbro da obliteratrice gialla, 4 forature da controllori e la scritta a mano della biglietteria di La Spezia. 25,75 € per essere stato scorazzato una giornata intera dalla Val Tanaro alla Val di Chiana.

 

 

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