Camminare con Ilaria

È un viso senza voce, un corpo giovane e delicato, un’esistenza fragile e spezzata di cui poco sappiamo. Jacopo della Quercia le ritrae bella sul suo letto di morte, fredda e marmorea, con un piccolo cane ai suoi piedi, a ricordare la sua fedeltà di giovane moglie e madre. Ilaria del Carretto non ha lasciato altra memoria della sua breve vicenda terrena, e davanti alla sua tomba, nella sagrestia del Duomo di Lucca, molti pellegrini sulla via Francigena si saranno commossi. Ilaria visse in un tempo feroce che alle donne, anche a quelle nobili, dava poco spazio, e poca libertà di scelta. Difficilmente ebbe voce in capitolo nel prestigioso matrimonio che le toccò in sorte, e che la portò da un paese di pietra sulle Alpi Liguri, Zuccarello, a Siena, città mercantile e mondana, come moglie di Paolo Guinigi, potente del luogo. Come molte donne del suo tempo, morì di parto, alla sua seconda gravidanza. La sua esistenza si risolse a soli 26 anni, nel 1405.

Può essere che nella sua adolescenza Ilaria avesse la libertà di lasciare il castello natio e avventurarsi sulle mulattiere dell’entroterra ligure? Certo non da sola e non su quei pendii dove i servi del padre coltivavano l’olivo. Ma tra Zuccarello e Castelvecchio di Rocca Barbena, su quel percorso a mezzacosta, baciato dal sole anche in inverno, di sicuro ci sarà passata. A Zuccarello, all’ingresso del paese una statua di bronzo la raffigura con le stesse fattezze del monumento di Jacopo della Quercia, ma eretta, quasi che da quel catafalco si fosse improvvisamente tirata in piedi, pronta a incamminarsi tra gli ulivi e i rosmarini che, proprio in questa stagione, fioriscono. Almeno al sole e al riparo sotto muretti a secco.

Questa è la stagione giusta per togliersi di dosso un po’ di umido e dissipare nebbie e malinconie, scollinando verso l’eterna primavera dell’entroterra di Loano, dove una rete di percorsi è segnata tra Zuccarello, Castelvecchio, Vecersio, Balestrino.

Info: www.comunezuccarello.it