Da San Gimignano a Siena, a bordo della macchina del tempo

San Gimignano e Siena sono nate lungo la Via Francigena, e cresciute grazie alla Via Francigena. Lo si capisce osservando le mappe dei due centri storici, allungati lungo l’arteria medievale.
E le attività finanziarie che fiorirono in entrambe le città devono gran parte del loro sviluppo alle esigenze di credito e di cambio stimolate dai traffici commerciali lungo la Via.

I cinquanta chilometri che separano Piazza della Cisterna da Piazza del Campo possono essere percorsi in due o tre giorni di cammino, lungo un percorso meraviglioso, che per lunghi tratti dona al viandante la piacevole sensazione di viaggiare a bordo di una macchina del tempo che lo immerge nel medioevo, tra paesaggi selvaggi, antiche pievi, eremi e castelli misteriosi.

Lasciato alle spalle il brulicante centro storico di San Gimignano, dopo un paio di chilometri ci si gode il primo regalo della giornata: la spettacolare vista della skyline della “Manhattan della Toscana” dalla strada che porta a Santa Lucia.

Si affronta quindi un impegnativo saliscendi, superando un paio di guadi prima di arrivare in prossimità del Molino d’Aiano, nei cui pressi si trova l’antica mansio di Sce Martin in Fosse, citata da Sigerico e mai localizzata con precisione. Si prosegue tra boschi e campi nella valle del torrente Foci, fino ad arrivare a un’autentica perla dimenticata: Badia a Coneo, una chiesa dell’XI secolo in cui gli osservatori più attenti possono riconoscere elementi architettonici lombardi e transalpini, come spesso accade negli edifici religiosi costruiti lungo la Via per Roma.

Si prosegue quindi verso Gracciano, dove l’antico percorso guadava l’Elsa e nei cui pressi si trovava la mansio di Aelse. Si costeggiano i Bagni delle Caldane, utilizzati già in epoca etrusca e romana, e si attraversa il Piano Senese, dove lo sguardo può spaziare nel rilassante paesaggio circostante, fino a quando si raggiunge il grazioso borgo di Strove, con l’antica chiesa di San Martino. A poche centinaia di metri sorge Castel Petraia, privato ma in parte visitabile, dove si abbandona la strada per immergersi nuovamente nella boscaglia che ricopre le pendici di Monte Maggio. Una bella discesa tra due muri a secco conduce verso Abbadia Isola, un altro borgo in cui il tempo si è fermato mille anni fa, quando Ava, nobildonna longobarda, fondò l’abbazia per accogliere i pellegrini in transito.

Sullo sfondo della vasta piana un tempo occupata da una palude malsana, si scorge l’inconfondibile profilo della cinta muraria di Monteriggioni, avamposto senese le cui torri furono citate da Dante, che le paragonava a “li orribili giganti, cui minaccia Giove dal cielo ancora quando tuona”.

L’entrata nel borgo da Porta Fiorentina, dopo una breve ma ripida salita, è un privilegio concesso a pochi: gli altri, i turisti che arrivano in auto, entrano “dal retro”, da Porta Romana.

Si affronta quindi l’ultimo tratto verso Siena, percorrendo una mulattiera nella fitta boscaglia che nel medioevo era spesso teatro di imboscate, tanto che le autorità ordinavano di tanto in tanto l’abbattimento di tratti di foresta, per evitare che i briganti vi si rifugiassero.

Usciti dal bosco si costeggia prima il Castello della Chiocciola poi quello di Villa, prima di scendere verso Pian del Lago, altra area paludosa fino alla bonifica conclusa nel settecento dal granduca Leopoldo.

Con una piccola deviazione si può raggiungere il bellissimo eremo di San Leonardo, ultima attrattiva del percorso prima dell’ingresso a Siena da Porta Camollia, che accoglie il viandante con il motto "Cor magis tibi Saena pandit" (Siena ti apre il suo cuore più di questa porta).

L’arrivo in Piazza del Campo, dopo l’interminabile attraversamento del centro storico che conclude le due giornate di cammino, è un’emozione che non si scorderà facilmente.

Alberto Conte