Da Siena a Radicofani

A sud di Siena il percorso della Via Francigena cambia improvvisamente. Se in Val d’Elsa l’orografia era complessa, i saliscendi improvvisi, il bosco predominante, in Val d’Arbia il paesaggio si apre, e lo sguardo spazia lontano verso sud, cullato dalle dolci colline coltivate a cereali, che si perdono all’orizzonte. Se invece gira lo sguardo all’indietro, il viandante vede il profilo di Siena in tutta la sua bellezza.

Anche nel tratto meridionale non mancano le sorprese per gli amanti della storia e della cultura: la prima è la Grancia di Cuna, poderosa fattoria fortificata eretta dal Comune di Siena e dallo Spedale della Scala come ampliamento di un ospizio per i pellegrini risalente al XII secolo. Superata la fattoria si percorrono i crinali, ammirando il paesaggio circostante, fino a Quinciano, dove si scende a valle per costeggiare la ferrovia fino a Ponte d’Arbia, dove si conclude la terza tappa della Francigena nelle Terre di Siena.

Da qui a Buonconvento il passo è breve, e vale la pena di attraversare il centro storico ancora in gran parte intatto di quello che per molto tempo fu il principale centro della Val d’Arbia, dove nel quattrocento operavano ben sei ospitali per i pellegrini.

Si percorre quindi un breve tratto della strada del Brunello, prima di risalire sui crinali che dominano la zona di produzione di uno dei vini più famosi d’Italia. Montalcino appare in cima a un’erta collina, che si ammira da lontano prima di voltare verso Torrenieri, percorrendo uno dei tratti più spettacolari dell’intero percorso Francigeno: all’orizzonte si vede Pienza, verso nordSiena è sempre più lontana, a meridione San Quirico d’Orcia, punto di arrivo della quarta tappa. Il centro storico accoglie il pellegrino con la vista della splendida facciata della collegiata, il cui portale denota influenze lombarde, e ci ricorda che lungo la Via non transitavano solo le persone, ma anche gli stili architettonici.

La quinta ed ultima tappa del percorso senese della Francigena inizia con l’ennesima chicca riservata a chi viaggia fuori dai classici itinerari turistici: il borgo di Vignoni alta è un altro pezzo di medioevo perfettamente conservato, in un contesto paesaggistico pressoché intatto. L’arco della porta meridionale dell’abitato è la perfetta cornice di una delle cartoline più famose in Toscana, che ritrae le colline della Val d’Orcia con la rocca di Radicofani sullo sfondo.

Si scende quindi verso il fondovalle, dove non si può fare a meno di sostare a lungo a Bagno Vignoni, con la sua spettacolare vasca termale in piazza, e attraversato il fiume Orcia si risale verso Castiglione. Per i meno allenati è consigliabile concludere qui la tappa, altrimenti molto lunga e impegnativa. Anche perché i due borghi attigui di Rocca d’Orcia e del capoluogo valgono una visita. Altrimenti si prosegue lungo la strada del Pozzo, un altro tratto spettacolare dal punto di vista paesaggistico, si scende verso la Cassia e si costeggia la fattoria delle Briccole, accanto al quale si può visitare la chiesetta di San Pellegrino, purtroppo in pessime condizioni. Qui sostò Sigerico, nel 990, ma nei secoli successivi presso la mansio fecero tappa anche per Matilde di Canossa, Carlo d’Angiò e molti altri personaggi famosi.

Si prosegue lungo la vecchia Cassia fino all’antica Posta di Ricorsi, oggi abitazione privata, e quindi si affronta l’ultima fatica della giornata, la lunga salita verso Radicofani, che domina la vallata con la torre della Rocca, quartier generale di Ghino di Tacco.

Giunti al piccolo borgo vale la pena di salire fino alla sommità della torre, dalla quale si ammira un panorama impressionante che dalla Val d’Orcia, e il Monte Amiata, arriva fino a Siena versonord, e a Montefiascone verso sud: sei giorni di cammino, ai nostri piedi.