Inseguendo il Sole

Sezione letteratura di viaggio, in cerca dell’ispirazione. “Otkudà, In bici sulla Via della Seta”, di Norman Polselli, pellegrino instancabile, tenace, sempre in movimento. E con il dono della penna.

Disponibilissimo a fare due chiacchiere, seppur virtuali, con me.

 

La partenza.

“Partire per il primo Cammino è stata una magnifica pazzia”.

Senza alcuna esperienza per cose del genere. Cercando solamente il Sole. E lo ha trovato. Giorno per giorno, pedalata dopo pedalata.

“Non c’è stata alcuna scoperta, solo quotidiana conquista”.

Negli anni successivi, nei momenti di smarrimento, è sempre tornato lì, dove tutto era iniziato. Seppur percorrendo sentieri differenti, “ogni cammino risponde al perenne bisogno di oliare gli ingranaggi relazionali. E’ la unica via per ritrovare la serenità”.

In bicicletta.

Chi si sposta lentamente, lo fa per esigenze superiori del semplice percorrere la strada. Anche contrapposte.

E’ partito mosso da spirito di conoscenza ed avventura. In bicicletta, la quale “introduce prepotentemente una dimensione di scoperta e possibilità di fare tutto. La Strada è un acceleratore emozionale incredibile. Nascono e muoiono amicizie perfino in un solo giorno”.

In fuga o inseguendo qualcosa.

“Forse entrambe le cose. In fuga da un modello di vita che non sento più mio. Da sovrastrutture che mi appesantiscono”. Rincorrendo l’essenzialità.

La vita quotidiana, spesso, è la rappresentazione di quello che comunemente si intende l'essere sé stessi. Non si è mai del tutto onesti. “La parte di me che sento più vera è quella che si fa un tè con l’acqua di torrente glaciale, in un deserto subartico. Quella che canta “I want to break free” insieme ad una ragazza di Barcellona pedalando nelle mesetas. Quella che dorme con i pastori kirghisi a 3500 metri, nel mezzo della Montagne del Tian Shan”.

L’essenziale.

Viaggiando lungo le antiche vie “la cosa importante da portare con sé è la misura, la capacità di valutare correttamente le situazioni, il coraggio, a volte, di rinunciare”.

Norman è realista, le ruote della bicicletta ben piantate per terra. Sa riconoscere i suoi limiti, e godersi il viaggio con autoironia. “Sono in vacanza, mi sto divertendo, gli eroi lasciamoli all’epica omerica”.

Martina Fabbri