La Via Francigena in pillole con una guida d’eccezione

La Via Francigena è la più lunga ciclovia italiana interamente segnalata: 1000 km dal Passo del Gran San Bernardo a Roma, sulle tracce dello storico pellegrinaggio dell’arcivescovo Sigerico di Canterbury del 990. Ho avuto la fortuna di percorrerla per un piccolo tratto, da San Gimignano a Siena, con una guida di eccellenza: Alberto Conte, fondatore della società di mappatura ItinerAria, dell’associazione Movimento Lento e del tour operator Sloways. Viandante, neogeografo, fotografo, mappatore dotato di tutta la tecnologia che serve, Alberto è stato il primo ad intuire le potenzialità del cammino. Per conto della Associazione delle Vie Francigene, nell’inverno 2005/2006, ha rilevato e tracciato l’itinerario pedonale. Quello ciclabile è stato studiato nel 2013. Un paio di anni dopo, una campagna di crowdfunding lanciata in collaborazione con l’agenzia di comunicazione Ciclica, raccoglie, tra donazioni individuali e aziendali, 12mila euro: sono serviti ad acquistare 6mila segnavia adesivi apposti poi su pali, muri, alberi, cippi, guardrail. L’ultima puntata della sua storia d’amore con la Francigena è una tappa-ostello. A Roppolo, tra Ivrea e Santhià, Alberto ha da poco trasferito armi e bagagli, amori e lavoro, in un’abitazione di campagna che ha chiamato la Casa del Movimento Lento. Neo-ostello sulla Francigena piemontese, la Casa ospita in due camere -  16 euro a posto letto a notte con la prima colazione - fino a sei viandanti, ed è  prenotabile anche con Booking e Airbnb. Sappiate, se passate da lì, che Alberto è un’infinita fonte di informazioni… Senza alcuna eccessiva gelosia o senso di esclusiva paternità, la Via Francigena italiana è in fin dei conti una sua creatura. E un giorno potrebbe diventare di tutti, visto che è allo studio la sua candidatura a Patrimonio Unesco.

Ecco, pedalandogli affianco, che cosa ho scoperto:

  1. La Francigena ciclabile, in Italia sovrapponibile al cammino pedonale per il 50%, non ripercorre testualmente il percorso storico. I cammini sono sempre diversi in Valle d’Aosta, sempre uguali nella Pianura Padana. Del viaggio del vescovo Sigerico si conoscono un’ottantina di soste, le “mansio” o dimore, più tardi si dirà stazioni di posta, dove si fermò a ristorarsi. La Via Francigena attuale nasce è dall’inanellamento di queste tappe, lì dove ancora esistenti,  in modo più o meno filologico. Incorpora anche ciclopedonali come la Colle-Poggibonsi, di poco più di 6 km, ricavata sulla vecchia ferrovia del 1885 costruita per il trasporto della carta, parte della Empoli Siena. 

  2. La Francigena è parte della ciclovia europea Eurovélo 5 nel tratto da Pavia a Roma. L’antico basolato romano, sul percorso, è visibile solo in Valle d’Aosta, sulla strada tra Donnas e Pont Saint Martin, e a Montefiascone, nella zona del Lago di Bolsena. “Il mio criterio nel ridisegnare la Francigena”, sostiene Alberto Conte,”è stato quello di riproporre la suggestione medievale, ma in sicurezza”. 

  3. Se per il cammino pedonale, indicato da segnali turistici color marrone, Alberto ha scelto sterrati e terreno, per i “bicigrini”, i pellegrini in bicicletta, ha tenuto conto delle caratteristiche di sicurezza e del fondo stradale, preferendo strade asfaltate a bassa percorrenza di traffico. 

  4. Per seguire al meglio il suo tracciato è utile scaricare la relativa app con tracce gps di Sloways – Via Francigena, attualmente in via di aggiornamento, ideata da Alberto con la sua società ItinerAria, specializzata in progettazione e rilievo gps, realizzazione di mappe multimediali e itinerari fuoristrada personalizzati. Ma attenzione: metà del percorso della Francigena non ha copertura 3G e non esistono cartine di tutto il percorso ma solo delle sezioni regionali come la Francigena toscana. Utile è quindi comprare una guida cartacea e scaricare l’app. 

  5. La segnaletica francigena è al primo impatto confusionaria: ci sono i cartelli turistici marroni che indicano il cammino pedonale, ci sono più piccoli cartello colorati con il pellegrino in cammino, i segnavia rossi e bianchi che indicano il pescoso pedonale, la banda adesiva bianco azzurra con il simbolo del pellegrino iscritto in una ruota che segna la ciclovia. Sul percorso anche cartelli scritti a mano, con il pennarello, che vorrebbero essere “ufficiali”, e pannelli in legno che invitano a piccole deviazioni per vedere una pieve o un borgo. La Regione Toscana dovrebbe, inoltre, presto, introdurre i segnavia in alluminio anche per la ciclovia. Insomma, la miglior cosa è seguire l’app o la cartina o google map. 

  6. Se volete partecipare alla manutenzione della Via, non c’è che da cliccare sul sito del Movimento Lento: qui sono segnate le date degli eventi di “cura” I love Francigena che Alberto Conte organizza per pulire, con volontari, il percorso, e fare manutenzione della segnaletica. 

  7. La Francigena sta attraversando un momento fortunato. Negli ultimi anni il numero dei viaggiatori è cresciuto regolarmente. Dal 2016 ad oggi è aumentato anche il numero di cicloviaggiatori, rappresentanti il 20% del totale dei pellegrini. Numeri precisi è difficile ottenerli. Si sa che nel solo mese di agosto sono state registrate oltre 750mila map view sull’app di Sloways. E il libro degli ospiti di Marcello Pagnini, barbiere in pensione e ormai noto locandiere volontario, nei dintorni di Monteriggioni, al Punto Sosta La Villa, dove si preparano, a offerta libera, merende e colazioni, contiene 1400 firme nel 2015, 2800 l’anno successivo. 

  8. Gli ostelli, come scrivo anche in quest’altro mio articolo sulla Francigena, non sono un ripiego, ma un bel modo di viaggiare e dormire leggeri, nello spirito del neopellegrinaggio. Con Alberto, prima di accedere alle robuste mura di Monteriggioni, abbiamo pernottato ad Abbadia Isola, complesso abbaziale del 1001 la cui cappella custodisce l’unico affresco di scuole senese rinascimentale che ritrae il borgo murato di Monteriggioni. Dal 2010, l’Abbazia è anche ostello: ci sono 56 posti letto in camerate e due camere doppie. Il costo è di 13-15 euro a persona con biancheria e lenzuola. Le credenziali di pellegrino danno diritto al prezzo più basso. Per la colazione c’è il bar di fronte che però apre tardi la mattina. Nel weekend del 22 settembre, Abbadia Isola ospita l’appuntamento annuale con lo Slow Travel Fest, il festival del viaggio lento. 

  9. Altri ostelli di eccellenza sono il Cresti a Ponte d’Arbia, Alto Pascio, Santhià e l’Ostello Sigerico di Gambassi Terme. A Siena, l’eccezionale Museo di Santa Maria della Scala, in piazza del Duomo, antico ospedale e ostello, è tra i più antichi ad aver dato ristoro e ricovero ai pellegrini sulla Francigena come illustra il ciclo pittorico della Sala del Pellegrinaio. Il suo ostello, la Casa delle Balie, non è purtroppo bike-friendly. 

  10. A Siena, per scoprire gli altri segnali di accoglienza della Via Francigena basta cliccare su Enjoy Siena o chiamare il 347.6137678 per prenotare una mezza giornata di passeggiata, la domenica fino a fine ottobre, da Porta Camollia a Porta Romana. Non resta che partire… 

PS: una bella e possibile deviazione per chi viaggia in bici sulla Francigena è Casole d’Elsa. Per raccogliere la vocazione bike-friendly di alcuni dei suoi albergatori, in primis Matteo Mantovani dell’albergo Terre di Casole, il comune ha abbracciato la vocazione di Bike Hub, di snodo di smistamento di strade a bassa percorrenza di traffico sui cui, facendo base su un pool di alberghi, sviluppare il cicloturismo su strada e mtb. In paese, presso il Bar il Barroccio, si è creato uno spazio lounge per ciclisti che vogliono sostare e ricaricare le borracce; poco lontano, nell’info point del comune ci sono cartine e informazioni. Ciclisti e cicloturisti sono very welcome sulle strade tra Volterra, Casole, San Gimignano e San Galgano, accolti da una quindicina di resort di campagna amici della bici: con garage, piccola ciclofficina, possibilità di ricarica per l’ebike, ricca prima colazione e servizio di lavanderia per l’abbigliamento tecnico. Intorno, una fascinosa geometria di curve, le strade che appartenevano un tempo ai soli fornai, postini, arrotini e castellani. Di recente, il grande anello ciclabile della provincia di Siena, Grand Tour della Val di Merse, segnalato in modo permanente, ha abbracciato, con un raccordo a ferro a di cavallo, anche Casole d’Elsa. Il percorso, 140 km fino alle Crete Senesi, è descritto nel magazine Tuscan Cycling Season edito da Ciclica per conto della Regione Toscana.

 

Mariateresa Montaruli