Scrivere coi piedi - Imparare a raccontare la lentezza con lentezza

12-13 Ottobre 2013 - Sede in via di definizione

 

Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto, insopportabile dopo due?

Bruce Chatwin

Oh strada pubblica, tu mi esprimi meglio di quanto io esprima me stesso

Walt Whitman

Un seminario dedicato a chi vuole imparare a raccontare, in prosa o in poesia, il cammino, o anche a chi ama semplicemente leggere e ascoltare storie di viaggi lenti.

Sei andato a piedi Santiago de Compostela? A Roma? A Gerusalemme? Hai fatto la traversata delle Alpi, degli Appennini? Hai passeggiato lungo il Po, lungo il Danubio, lungo argini interminabili? O hai solcato i sentieri dietro casa tua nel weekend, hai attraversato a piedi mezza città, di domenica, per andare a trovare una persona casa, costeggiando i cordoli di strette piste ciclopedonali? O ti sei fatto trascinare dalle viandanze di Thoreau, del giovane Werther, di Robert Walser, di Paolo Rumiz e di molti altri ancora, sprofondato nella poltrona di casa tua, proprio come il buon Salgari, senza aver mai calzato un paio di pedule? Che tu abbia camminato molto, poco, o per niente, non importa.

Importa la voglia di entrare dentro le parole e i ritmi che riescono a raccontare il viaggio. Se hai questa voglia, sarai il benvenuto. E se non ce l’hai, sarai benvenuto ugualmente: la voglia te la faremo venire, fìdati. Come scrive bene Rebecca Solnit, autrice di uno dei saggi migliori sul camminare, «ascoltare i racconti di persone che rivendicano la nostra attenzione per il solo fatto di essere andati a piedi lontano, è come farsi consigliare sul cibo da chi ha per credenziale soltanto il primato di avere vinto gare di velocità nel mangiare torte». Insomma, aver camminato per migliaia di km non significa essere capaci di trasformare quell’impresa in un racconto. Prova a pensare alle fotografie che i tuoi amici periodicamente ti fanno vedere al ritorno da un viaggio: quante volte ti annoi da morire?

Ecco. Questo seminario vuole fornirti qualche strumento per non annoiare. E anche per analizzarti meglio attraverso la scrittura, per capire come sei cambiato durante il viaggio, quali desideri hanno preso corpo, quali sensazioni si sono fermate sulla punta della tua lingua e aspettano solo di essere dette. Quando si scrive un racconto bisogna sapere cosa sono la voce dell’autore e del narratore, il tempo della storia e il tempo del discorso, il punto di vista, la fabula e l’intreccio, le tipologie di personaggi, le tecniche per tenere la suspense e far crescere la tensione. Così come quando si scrive una poesia bisogna sapere cosa sono il metro, il ritmo, i tipi di versi, le figure retoriche, la lettura a voce alta. Bisogna sapere molte altre cose, ma questo non è un corso lungo un anno. Ci concentreremo su alcune cose, poche, ma importanti. Leggeremo i testi di altri (gente alla Chatwin, per intenderci), cammineremo, prenderemo appunti infilando un passo davanti all’altro, penseremo in silenzio, scriveremo, useremo la voce, ci scambieremo pareri. Non ti trasformerai in uno scrittore alla fine del weekend, né in un performer, ma forse, la prossima volta che sarai tornato da un viaggio, riuscirai a esprimere meglio quello che hai provato e che hai vissuto, rendendo – davvero – partecipi gli ospiti di fronte ai tuoi occhi e alla tua bocca.

PROGRAMMA

Sabato:

ore 9-10: arrivo e saluti

ore 10-12.30: letture di racconti, brani di romanzi, saggi, poemi dedicati all’esperienza del cammino e del viaggio lento

ore 13-16: partenza per il cammino e per alcune ore di passeggiate, scandite da letture e riflessioni. Primi appunti di viaggio. Pranzo al sacco

ore 16-19,30: esercizi di scrittura a partire dai propri appunti, esercizi con la voce

ore 20–22 cena condivisa

 

Domenica

7,30: colazione

ore 8,30–12,30: scrittura del proprio elaborato finale, in prosa o in versi

ore 13–15,30: camminata con lettura itinerante, ad alta voce, degli elaborati. Pranzo al sacco

ore 16: rientro, saluti e partenza

 

Il corso si svolgerà con un numero minimo di 10 partecipanti e un numero massimo 20.

Attrezzatura consigliata: un quaderno e una penna (o un pc portatile/tablet), scarponcini da trekking, giacca a vento impermeabile, zaino. Chi dovesse acquistare scarponcini e zaino apposta per il corso, è pregato di contattare Alberto Conte per avere dei consigli

Il docente

Luigi Nacci (Trieste, 1978) è poeta e scrittore, giornalista, operatore culturale. Ha pubblicato: Il poema marino di Eszter (Battello, Trieste, 2005), poema disumano (Ed. Michelangelo, Roma, 2006, con CD), Inter nos/SS (Ed. Galleria Mazzoli, Modena, 2007, finalista Premio Delfini e al Premio Montano), Madrigale OdeSSa (d’if, Napoli, 2008, Premio Mazzacurati-Russo), odeSS (in Decimo quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, Milano, 2010). Ha pubblicato inoltre il saggio Trieste allo specchio. Indagine sulla poesia triestina del secondo Novecento (Battello, Trieste, 2006) e ha curato con G. Nerli Le voci la città. Racconti e poesie per ripensare spazi e accessi (Cadmo, Firenze, 2008). Partecipa a festival letterari nazionali e internazionali, collabora con quotidiani, riviste, siti web, cura corsi di scrittura e lettura ad alta voce, dirige eventi culturali, come ad esempio il Festival della Viandanza. Si onora di far parte di quello che Henry Thoreau ha definito l’Ordine dei Camminatori: ha percorso più volte i cammini verso Santiago de Compostela, la Via Francigena, e da anni si dedica all’esplorazione a piedi del Nord-Est. È uno dei fondatori dell’Associazione il Movimento Lento e una guida de La Compagnia dei Cammini. Il suo blog è: www.nacciluigi.wordpress.com

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