Terza tappa - Sulla strada nel bosco con una farfalla sul naso

Da Traversa (Futa) a Madonna dei Fornelli - Km 15,6 - ore di cammino 4,40 - dislivello in salita: 400 m

Stamani il cielo era grigio e brumoso. L'ambiente si è subito trasformato in magico. Infatti la faggeta, con le tentacolari e talvolta scoperte radici dei suoi alberi ci appare in tutto il suo atavico mistero. Brevi saliscendi sul crinale, con una temperatura ottimale, ci conducono fino ai vari tratti di viabilità etrusco/romana che sono stati messi in evidenza una quindicina d'anni da alcuni volenterosi. Si parla di Flaminia Militare? Chissà? Comunque, nel bel mezzo del niente, appare "una strada nel bosco" che non è certo una semplice mulattiera ma una consolare strutturata. Siamo affascinati e continuiamo lungo la via degli Dei (Vedi Monte Adone, monte Venere, Monte Sole, Monzuno, ecc.)

Troviamo dei moderni taglialegna che con le loro macchine infernali fanno un casino del cavolo e ci rovinano la pace assoluta della foresta appenninica... ma tant'è. La volete la pizza cotta a legna? E allora non protestate.

Finalmente si scende nella conca prativa dove appare Madonna dei Fornelli. Sullo sfondo il Montovolo con tutta la sua carica sacra... molto etrusca.

Poi l'asfalto e le prime case. Un farfalla mi ronza intorno al naso come dire: ciao caro! Ritorna pure nella tua moderna civiltà... io ti aspetto domani mattina in un bosco diverso. Annuisco e medito. Ha ragione lei. Poi con l'immagine delle pale eoliche del Monte Galletto che ci accoglieranno domattina, per primo saluto il gruppo, mi complimento e vado a riposarmi un po'... a domani amici.

di Gianfranco Bracci


Emozioni in Cammino

Il dono più grande? La vostra meraviglia
di Marco Parlanti

A differenza dello scorso anno la tappa di oggi è stata in gran parte sotto un cielo azzurro (a parte l'inizio della mattinata). Senza la pioggia noiosa che ci seguì nelle tapppe appenniniche è stato facile godere dei panorami che si sono presentati ai nostri occhi. Il vero senso della tappa di oggi però era la scoperta di quei segni lasciati dai nostri progenitori fra i tranquilli boschi che abbiamo attraversato. Ma la scoperta vera non è stato rivederli o vederli meglio della prima volta, è stato vedere la sopresa negli occhi degli amici ai quali avevamo anticipato quanto avremmo trovato. La loro meraviglia e i loro commenti sono stati il "grazie" più bello che potevano regalarci.

 

 

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