1° Tappa - Da Certaldo a San Gimignano

 

“Scusate un attimo … ma non eravamo già sulla Via Francigena?!”

Capisco lo smarrimento del piccolo, 8 anni di curiosità ed energia,  al sentirsi dire “dai che adesso finalmente incontriamo la  Via Francigena”,  ma io l’avevo detto che per motivi logistici avremmo portato la macchina a Siena e poi con il treno saremmo andati a Certaldo,  per risalire la collina e poi in “cresta” ( e solo lì, non prima) avremmo camminato sul vero tracciato della VF, verso Pancole.
Evidentemente ci teneva che i suoi passi fossero “francigeni”  fin da subito… 

Mi salvano tre signore di una certa età, zaini e scarponi, che sbucano  insicure e dubbiose dalla curva in cima alla salita, provenienti  dalla strada per Gambassi.
“Sorry… Via Francigena…  Okay?”   e io rispondo sorridendo che va tutto bene, ci sono i segnavia, la direzione è giusta,  questa è  proprio la Via Francigena… e intanto guardo  entusiasta e trionfante colui che un attimo prima si era sentito così ingannato…  Poi si scopre che le signore sono tre australiane,  due partite da Pavia, una addirittura da Canterbury, tutto a piedi… e ovviamente contano di arrivare fino a Roma e ovviamente noi pensiamo che non ce la potranno mai fare … finché non riprendiamo a marciare insieme, e ci staccano in un attimo.

La salita da Certaldo era iniziata con un discreto strappo fra gli ulivi, fino a Sasso, con all’orizzonte la sagoma inconfondibile di San Gimignano, terribilmente piccola e, di conseguenza , terribilmente lontana.
Alcuni saliscendi ci hanno portato in località Canonica e Villa del Monte, con ampi panorami sul paesaggio toscano,  vigneti e uliveti, cipressi a filare e boscaglie sparse, e una bella strada bianca sotto i piedi,  fino a La Piazzetta e all’incrocio con la strada di crinale.
Camminiamo pensando alle tre formidabili australiane, fino a  ritrovarle più tardi presso la fontanella del Santuario di Pancole, dove anche noi pranziamo, ci laviamo e ci riposiamo un po’
Arriva il momento per  il “grande”, 11 anni tutto sogni e romanticismo, che oggi ha il compito di ottenere il primo timbro significativo sulla credenziale che , simile a quella ufficiale, ci siamo creati per l’occasione
 “Ah, bene… dei pellegrini…” esordisce il prete mentre apre la porta ai ragazzi “Un timbro? Certamente, venite venite…”
Il timbro c’è, ed è di quelli che contano, con tanto di sacra figura e citazione di anno giubilare…

… ma pellegrini, noi?
Ovviamente ci eravamo domandati in quale “veste”  e con che spirito affrontare questa esperienza: pellegrini, turisti, escursionisti?
Non siamo partiti mossi da particolare devozione spirituale, non vogliamo nemmeno considerarci  dei semplici turisti momentaneamente appiedati,  o paragonare questa esperienza ai nostri trekking in montagna…  ci piace considerarci su questa Via Francigena semplicemente come  “una famiglia in cammino”, nel senso che siamo esattamente una famiglia, con tutte le dinamiche che ciò comporta e stiamo fisicamente camminando lungo un certo percorso, ma soprattutto abbiamo davanti in mente un nostro percorso “speciale”, fatto dei sentimenti che proveremo dentro di noi e dei discorsi che faremo fra di noi, che nascerà da noi e per noi.. e che forse è la vera meta di questo viaggio.
E chissà che anche questo non rientri in un certo tipo di spiritualità…“Papà, guarda che anche noi siamo pellegrini, abbiamo le bacchette da trekking come bastone, lo zaino come sacco, giusto il vestito è un po’ diverso…  e poi abbiamo la conchiglia”  mi fanno notare mentre spiego queste cose In effetti, a sottolineare la vicinanza, il sostegno e l’apprezzamento verso la mentalità dei “veri” pellegrini, abbiamo con noi il loro simbolo per eccellenza. Ma la nostra conchiglia è raffigurata in un  piccolo distintivo che ho cucito sul mio zaino,ed è lo stemma della Nobile Contrada del Nicchio, a Siena, meta finale di questo viaggio, contrada nella quale abbiamo trovato alloggio per i giorni che precedono il Palio, e che presto sarà tutta in fermento…  e per noi questa serie di “coincidenze simboliche”  ha un senso e un fascino particolare

Dopo la sosta al Santuario camminiamo ancora un po’ fra gli ulivi e ma purtroppo la strada è stata appena riasfaltata (ad uso di chi la Via Francigena la farà in auto, come indica quel cartello marrone...?) e brucia sotto questo sole e quindi deviare per Collemuccioli e la Pieve di Cellole ci sembra una gran liberazione, salita agevole e ombreggiata, poi i due piccoli bellissimi borghi.
L’asfalto si ripresenta poco dopo, ma ormai abbiamo San Gimignano “in faccia”, ci siamo, ci sembra di toccarla… saranno i 4 km più faticosi della giornata, aver scaricato troppo presto la tensione ci ha tolto le forze, insieme all’alzataccia da Bologna e il treno e il primo giorno di cammino, e comincio a pensare alle prossime tappe  ( in realtà mi preoccupo per niente… adesso non lo posso ancora sapere, ma da questo momento fino a Siena nessuno avrà problemi, di nessun tipo: vesciche insolazioni infiammazioni stanchezza sfiducia o anche solo noia, niente…)

Alla fine della discesa siamo piuttosto provati, breve sosta per comprare un po’ di frutta e qualcosa per cena,  ultima fatica e finalmente l’arrivo alla porta delle mura e quindi l’ingresso nel borgo.
E’ una meraviglia, i ragazzi non c’erano mai stati e la fatica non cancella la bellezza delle torri e delle piazze, mentre la consapevolezza di essere arrivati alla fine della prima tappa e l’emozione di trovarsi qui tutti insieme libera le lacrime ancora trattenute da noi adulti…

Alloggiamo in una camera di un podere in campagna, subito oltre il paese, così domani saremo già sulla strada giusta. Una lunga doccia, unguenti e creme,  massaggi a gambe e piedi rigenerano il corpo, insieme ad alcuni panini con certi salumi locali… e la birra di fine tappa viene particolarmente gradita, forse perché sorseggiata dentro a questo  bel tramonto, dominato dall’ Abbazia di Monte Oliveto, che ci vedrà passare domattina sotto le sue mura.

Mia moglie guarda il grande…  “E’ con particolare orgoglio che ti consegno questa bandiera,  che oggi ho portata fin qui  da Certaldo…  domani tu la porterai fino a Colle Val d’ Elsa, onora il tuo compito con una tappa memorabile”
Prima di dormire si compie l’altro rito, oltre alla “raccolta” di timbri sulla credenziale,  che voleva essere soprattutto uno stimolo.
Nel timore che durante la giornata potessero cedere le forze e venir meno l’entusiasmo, abbiamo caricato di significati il fatto di portare, a staffetta, una piccola bandiera, uguale allo stemma, da tenere legata allo zaino, o portata al collo, ma sempre con la conchiglia ben in vista.
E soprattutto,  a fine tappa, come ultimo gesto prima di spegnere la luce, uno di noi riceverà, con parole di incoraggiamento, la bandiera da chi l’ha appena portata, per addormentarsi con soddisfazione e per risvegliarsi al mattino con l’atteggiamento responsabile verso una “missione” comune… , come questo cammino, in cui il successo o il fallimento dipendono a turno da ciascuno di noi e non da uno soltanto.