3° Tappa: da Colle Val d'Elsa a Monteriggioni

“Non lo so… sono agitato, forse perché oggi tocca a me…” 
forse lo stimolo non serviva, anzi… la tappa sarà la più bella, lo sappiamo già da prima della partenza, quindi la tensione del nostro portabandiera si scioglierà presto, nel paesaggio appena fuori S. Marziale.

Ad una fermata dell’autobus una signora ci guarda, si vede che vorrebbe dirci qualcosa, e infatti…
“Ma che bravi, da Certaldo  a piedi. Ma anche i bambini?”
(a simile domande verrebbe voglia di rispondere che i bimbi ce li portano in taxi verso l’ultimo km di tappa, per fargli fare bella figura senza sforzi, ma si offenderebbero i ragazzi, preferisco tacere… )
Allora penso a come ci guardavano a Siena l’altra mattina, in stazione… zaini gonfi e scarponi, e questi due ragazzi felici di iniziare a camminare, con questo caldo, per strade polverose, per 4 giorni, da soli con i loro genitori… e riaffiora quello che sentivamo dire “saranno stranieri…”  e ancora a Pian del Lago, domani, quando ci verrà chiesto, sicuri di indovinare, “inglesi, vero?Perchè sa, con dei bambini…”

Più tardi salendo verso Scarna ci raggiungono in due, a piedi, zaini e bastoni…
Mentre si avvicinano mi rendo conto che questi sono i primi che incontriamo dopo le tre signore australiane, e almeno sono italiani… (più tardi toccherà a due francesi, quelli sì veri pellegrini, ma ne parliamo al momento giusto…)
Proseguiamo con questi due signori per un po’, vengono a piedi da Verona, si sono un po’ confusi con le tappe,  per aver male interpretato alcune indicazioni prima della partenza, hanno già sbagliato più volte e sofferto parecchio, ma vorrebbero comunque arrivare a Roma, da qui circa 12 giorni ancora, così ci dicono.
“Dodici giorni? Allora quasi quasi partendo da Siena ci si potrebbe provare, alla prossima occasione…”
O io mi sono messo a pensare ad alta voce, che può essere (ma perché con una voce di donna?) oppure mia moglie ha appena espresso una certa voglia di arrivare in Piazza San Pietro… a piedi !
Come spiegarle che subito dopo Siena le tappe si fanno per forza più lunghe e più faticose, senza minare il suo entusiasmo e senza giocarmi la possibilità di riproporre qualcosa di simile l’anno prossimo? (fra poche il cartello “Roma 290 km” che incontreremo a Monteriggioni  le farà cambiare subito idea:  saranno anche dieci giorni secondo le tappe ufficiali, ma con i nostri 15 km al giorno attuali ce ne vorrebbero almeno il doppio…)
“Ehi, vi faccio una foto, fate finta di camminare…!”
Il panorama merita, la luce è perfetta, il nostro ragazzo ha ragione, ci vuole un bel ricordo di questo momento
Salutiamo i due veronesi, che si complimentano sinceramente con noi e soprattutto con i ragazzi, noi li incoraggiamo per il loro cammino e ci inoltriamo appena  per una stradina che gira a sinistra, fuori percorso, perché da lì la foto verrà meglio…  e subito…

“Francigena? Non da questa parte, si và per di là… al cipresso, laggiù… dove ci sono i segnavia…”
Ma qui sarebbe impossibile sbagliarsi, qui è un carnevale di segnavia… ma l’uomo è del CAI locale, hanno in gestione la segnaletica della zona, ci tiene a sapere come ci siamo trovati con le indicazioni… lo rassicuriamo, tutto ben segnalato.
Poi una spettacolare strada bianca, il paese di Strove, la deviazione per Castel Petraia e via dentro ad un buio e fresco bosco e poi fuori in un accecante e caldo uliveto…
 “Sembra un altro mondo… non c’è nessuno in giro… se ci perdiamo….”  nota qualcuno dietro di me…  e ci diciamo che veder comparire un cavaliere in armi, una dama con il suo seguito  o un viandante in abiti medievali non ci stupirebbe più di tanto, visto il distacco dalla realtà che stiamo vivendo in questi giorni, e ci viene in mente quel film, con quei due che si perdono per le campagne di Frittole e si ritrovano nel 1492…
E succede anche a noi…  anche noi veniamo catapultati in un altro mondo, talmente diverso dal nostro che sembra anche un altro tempo… e succede ad Abbadia Isola.
Abbiamo bussato a quella porta solo per avere un altro timbro “significativo” sulla nostra credenziale…
E ci aprono Giuseppe e Maria!
Ci invitano ad entrare con una sollecitudine e un sorriso che prima ci spiazzano e poi ci travolgono,  perché è vero che questo è il luogo dell’accoglienza e dell’ospitalità, ma evidentemente non ci aspettiamo tale trattamento. Il bellissimo ospitale dei Santi Cirino e Giacomo è stato aperto da pochi giorni, e loro ci tengono a farci vedere le camere, la cucina, gli spazi comuni… qui dentro si respira un’aria di pace che sicuramente ristorerà i pellegrini che si fermeranno qui, è un luogo speciale in cui poter vivere pienamente la sensazione che qualcuno che si sta prendendo cura di te, anche con gesti di una semplicità estrema ma dalla carica simbolica spaventosa, come la lavanda dei piedi.
Perché è evidente che al piacere immediato del corpo “curato” si aggiunge la consapevolezza che questa persona che si chinerà per lavarti i piedi, affaticati e doloranti dopo una giornata di cammino,  si sta mettendo al tuo totale servizio, semplicemente e gratuitamente.  
Insistono perché ci fermiamo lì, tra l’altro gli farebbe piacere per via dei bambini, sono felicissimi di prendere nota del nostro passaggio, il loro timbro sarà il più apprezzato di tutti, ma noi dobbiamo andare, anche se questo incontro cambierà non poco la nostra idea di cammino, in particolare su una Via come questa,  ci farà invidiare un po’ i due francesi che sono ospitati lì e che adesso stanno lavando i loro vestiti in attesa di mettersi a tavola tutti insieme, pellegrini e ospitalieri, come avviene da sempre e ancora avverrà, grazie all’impegno volontario di persone come Maria e Giuseppe.
Usciamo rigenerati, e subito fuori ci accoglie il giallo e il bianco di un segnavia con entrambe le frecce, una bianca per Roma e l’altra gialla per la direzione opposta… Santiago, e chissà… ma son pensieri che lasciamo per dopo… adesso ci abbracciano altri gialli e altri  bianchi, è paglia e polvere lungo questa bella strada per Monteriggioni, ormai ben visibile lassù, che sembra in attesa solo del nostro arrivo.
Il paese è come ci ricordiamo, perfetto e affascinante, ma noi abbiamo ancora almeno 2.5 km prima di fermarci al nostro posto tappa, che sappiamo essere dotato di angolo cottura, e questo ci stimola a comprare in uno dei negozietti dentro le mura tutto l’occorrente per prepararci una tipica cena toscana…
Gli  ultimi chilometri risalgono la collina di fronte al paese e seguono la base del boscoso Monte Maggio, in un tunnel verde che ci conduce a Novelleto, sulla strada di Bracciano.

Incontriamo uno dei padroni di casa mentre tagliamo giù per il vigneto della proprietà;  sbuca da un filare sul trattore, ci guarda un po’ stupito e subito ci presentiamo… “ma allora siete voi quelli che aspettiamo… a piedi anche l’ultimo pezzo, bravi, che di solito si fan venire a prendere sù al paese… Laggiù c’è casa, e dietro casa…”  lo sappiamo, lo sappiamo…  che ormai non si aspettava altro che quello!
Il  primo tuffo toglie il fiato, l’acqua è fresca e molto profonda,  che le dimensioni  della piscina sono quelle di una ex vasca per la raccolta dell’acqua ad uso agricolo. Infatti siamo in un bellissimo podere agricolo, intorno a noi l’orto, il vigneto e il bosco, dietro di noi alcuni animali in un grande recinto e poi la casa, anzi le case, che tutte insieme formano un borgo perfettamente recuperato.
Incontriamo anche gli altri membri della famiglia, poi il proprietario smette le vesti dell’agricoltore e diventa narratore, si parla un po’ delle vicende della casa, la cui esistenza è già documentata intorno all’anno 1000, di quanti sono passati da lì, studiosi e camminatori, poi mentre il sole accende la pietra del casale ci ritiriamo a cucinare, ci sediamo a tavola praticamente sopra il vigneto e ci gustiamo la nostra cena in vera armonia, parlando dei momenti vissuti ad Abbadia oggi, delle sensazioni di ognuno lungo la strada, del fascino delle storie di questa casa e delle aspettative per l’arrivo, domani.
Siamo ancora seduti a tavola quando mi dice “Papà, ma è troppo bello vivere queste emozioni, perché non andiamo fino a Roma?” “Ma tu ci vorresti veramente andare,guarda che manca ancora tanta strada…” “Secondo me, noi ci dobbiamo proprio andare…”  e lei, di fronte a me, lo sa cosa sto provando in questo momento, e mi guarda sorridendo finché non resisto più: sarà per il tramonto, sarà per la malinconia dell’ultima sera, sarà il fatto di averli tutti qui intorno a seguirmi in questa mia voglia… mi lascio andare, e con un nodo in gola che quasi mi fa male riesco appena a dire che “..ci andremo a Roma, ripartiremo da Siena e andremo avanti fin dove riusciremo ad arrivare, e la volta dopo ripartiremo da lì, e avanti ancora… fino a Roma”
Con queste mie parole ancora nell’aria il piccolo dovrebbe anche consegnarmi  la bandiera per domani, ma non sapendo cosa dire per l’emozione,  me la passa in silenzio… ma lo sappiamo che anche  lui è così.