Tappa 4: San Zenone Po - Valloria

Siamo partiti da San Zenone e dopo ennesimo giro in canoa tra le due chiuse del paesino, ci piange il cuore lasciarlo. Sfilano gli argini imponenti del paesino tra i pioppi. Ci lasciamo dietro l’Olona e dunque i barconi, un tempo ponte di barche affiancate, ora adibiti a balera e punto di evasione serale del paese. Il Po si snoda sotto la nostra canoa e ci diamo un primo rendez-vous con la Giurassic-mobile a Parpanese. La corrente ‘tira’ e si fila veloci ed il furgone, tra semafori, stradine e richieste di informazioni stradali ad ogni piè sospinto, fatica ed arranca dietro la canoa. Un secondo attracco dopo circa 21km di navigazione e l’equipaggio ruota. 

La navigazione oggi si presenterà dunque più tortuosa e non solo per le anse del fiume! Si riparte alla volta di Corte Sant’Andrea sulle orme della via Francigena. Sbarchiamo relativamente in corrente e con qualche difficoltà traguardando l’antico percorso. Sbarchiamo a Corte Sant’Andrea ma non troviamo pellegrini e, a dir il vero, anima viva. Dopo una breve passeggiata sugli argini ne conveniamo che siamo gli unici pellegrini del Po, una via che si snoda idealmente e mai in linea retta, verso est. Dopo aver debitamente bisticciato sull’interpretazione di un cartello che indica la lunghezza del guado essere di circa 3.5km (qualcuno sostiene che le poche centinaia di metri che ci dividono dall’altra sponda siano in realtà almeno 10 volte tanto), sediamo il farneticante e provvediamo a verificare l’esattezza del’informazione.

Abbiamo ripreso l’imbarcazione e cercato il guado di Sigerico. Ci aspettavamo orde di pellegrini traghettati da una sponda all’altra ed abbiamo scoperto che gli unici ‘pilgrims’ siamo noi. Si riparte dunqe in canoa. Dopo all’incirca 3km e mezzo scopriamo una casina nel bosco. Ecco il guado di Sigerico, ci diciamo entusiasti! La scena successiva, sicuramente suggestiva, dovrebbe essere una carrellata o perlomeno una panoramica dell’equipaggio che riguadagna l’argine alla ricerca del pilone votivo della via francigena. La cinepresa impietosa indugia invece sul dramma umano di Alex. Sbarcato sulla ‘pauta’ spessa e collosa del fiume, questi appare quale golem dai piedi argilla. Ora gli è difficile prendere una decisione poiché risulta assolutamente in bilico precario nel fango. Guadagna zone più erbose e discute concolui che si occupa dei pellegrini del terzo millennio. “Ma lei lo fa per passione o è pagato? - “Non scherziamo” – “sono pagato all’incirca 10 euro per pellegrino, vi fermate qui stanotte?

Ad aspettarci a Valloria troviamo Pino, persona particolare, un pezzo di Po vivente. Ha la sua baracca per gli attrezzi da lavoro (‘Villa Fiorita’) vicino all’attracco, ‘villa’ che come lui riflette bonarietà, generosità, carattere pacioso. Stasera saremo ospitati in un circolo di tennis del paese. Pino ci parlerà del Po e delle sue storie, aneddoti locali, leggende. A lui che passa ore e giorni sul fiume non sfugge nulla e i pettegolezzi non si fermano certo ad un corso d’acqua ma vengono catalizzati da personaggi come lui. Ecco sentire la parlata tipica di queste zone. Ed ora mettiamoci le cinture di sicurezza poiché sulle ali della fantasia si parlerà di un po’ di tutto, ma in particolar modo di storie di fiume (pesci-siluro, forza delle piene sulla paratia, etc……). Pino non si ferma più ed è esso stesso fiume in piena.